Buonanotte, Punpun (おやすみプンプン Oyasumi Punpun) è un manga scritto e disegnato da Inio Asano (浅野 いにお ; Namegata, 22 settembre 1980). Oltre ad essere l’opera più longeva del mangaka, composta da ben centoquarantasette capitoli distribuiti su tredici volumi (tankobon), pubblicati tra Marzo 2007 e Novembre 2013, è senza alcun dubbio anche l’opera più importante e rappresentativa dell’intera produzione dell’autore.

Buonanotte, Punpun è la classica opera da non giudicare dalla sua copertina, o dopo aver letto soltanto poche pagine. Difatti l’aspetto simil-mascotte del protagonista, non è altro che uno specchietto per le allodole. È lo stesso Asano a confermarlo in un’intervista :

Volevo attirare i lettori a comprare il manga grazie all’aspetto carino di Punpun, e da lì sconvolgerli. (Ride) Volevo dire al lettore: “Ecco un manga differente. Guardate quanto un manga può essere profondo e realistico .”

Inio Asano

Questa dichiarazione di Asano rispecchia la scelta fatta per la realizzazione delle copertine dei tredici tankobon che compongono il manga: tutte monocromatiche. Per i primi volumi, quelli che narrano l’infanzia di Punpun, sono infatti di colori vividi e squillanti; tuttavia le copertine successive vanno però a perdere progressivamente di saturazione, fino a raggiungere quelle degli ultimi due tankobon, la penultima completamente nera, mentre l’ultima completamente bianca. Come se l’autore volesse rappresentare la spirale di depressione nella quale Punpun cade durante la narrazione. E Asano ci è riuscito perfettamente, almeno con il sottoscritto, dato che ogni volta che mi trovo a passare accanto alla mia libreria, quando l’occhio mi cade sui volumi di Buonanotte, Punpun, posti in ordine uno di fianco all’altro, non posso fare a meno che rievocare l’intera storia del suo protagonista.

Buonanotte, Punpun è un’opera sperimentale, che mantiene però una forte identità esistenzialista, esattamente come tutte le precedenti opere di Asano. Resta, tuttavia, un’opera molto allegorica, pertanto complessa da analizzare. Per questo ho deciso di aggiungere un indice all’articolo, in modo da permettere una lettura più scorrevole:

Sinossi

A vederlo, Punpun è un uccellino stilizzato. E così ci appaiono i suoi familiari. Gli altri personaggi hanno invece forma umana. Per il nostro protagonista l’età della spensieratezza finirà presto… Un racconto sulla crescita, sulla nascita della consapevolezza, sull’irruzione del surreale e dell’assurdo nella vita di tutti i giorni. 

-estratto da comics.panini.it

Commento Critico

Analizzare Buonanotte, Punpun è un’impresa ardua. Non a causa di tematiche astratte o difficili da decifrare, come quelle presenti in Nijigahara Holograph, ma per l’estrema intimità dell’opera.

Come una valvola di sfogo, Buonanotte, Punpun rappresenta per il suo autore un percorso lenitivo per curare il suo malessere esistenziale. Una sorta di confessione, nella quale Asano mette nero su bianco tutto il suo disagio, rendendolo reale, così da poterlo affrontare e superare. In essa scandaglia ogni aspetto del suo essere in quel preciso periodo della sua vita, inondando le pagine del manga con tutti i suoi dubbi e tutte le sue perplessità sulla società, sul rapporto con Dio e ovviamente sulla sua professione di mangaka.

Proprio quest’ultima fu la causa scatenante la stesura di Buonanotte, Punpun. Insoddisfatto e annoiato dalle sue opere precedenti, in particolar modo What a Wonderful World! e Solanin, ritenute da Asano fin troppo “edificanti”. Per raggiungere un pubblico più vasto, l’autore evitò volutamente di toccare gli aspetti più oscuri dell’essere umano, rendendo quindi incomplete le sue opere. Proprio per questo motivo, subito dopo la conclusione della serializzazione di Solanin, Asano disse al suo editore testuali parole :

…ho chiuso. Non scriverò mai più storie buoniste.

Inio Asano

Tuttavia era consapevole che nessuno gli avrebbe mai pubblicato un manga, o meglio, un saggio sulla sua crisi esistenziale, per questo creò un protagonista dall’aspetto “kawaii”, e una storia che comincia con il più classico dei cliché della produzione giapponese: il colpo di fulmine per la ragazzina appena trasferitasi da un’altra scuola. Che con il proseguo della trama diventerà il classicissimo triangolo amoroso. In breve, una storia che leggerebbero in molti. Ma è soltanto una facciata. Dietro di essa si nasconde invece un racconto narcisistico, non nell’accezione di vanitoso, ma nel senso che la storia d’amore raccontata avviene tra tre aspetti della personalità di Asano. Sia Punpun, che Aiko, e anche Sachi, sono tutte trasposizioni dell’autore all’interno del manga.

Un allegorico triangolo estivo.

All’interno di Buonanotte, Punpun sono diversi i riferimenti all’astronomia. Uno su tutti la Via Lattea, elemento fortemente ricorrente nel manga. Qual è la simbologia dietro di esso? Lo scopo di Asano è quello di dare una chiave di lettura alla sua opera, e lo fa sin dal primo capitolo del manga, ovvero quando Punpun riceve un telescopio come dono da suo padre, che proprio in quella occasione gli parla di Vega, e del Triangolo Estivo.

Un palese riferimento all’antica leggenda giapponese di Orihime e Hikoboshi, conosciuta anche come il mito de Il Bovaro e la Tessitrice. Celebrato ogni anno, il 7 Luglio, con la festa del Tanabata. Non è un caso che questa festività sia presente anche nel manga. Data l’importanza che ha per la comprensione del manga, vado a riportarla nella sua interezza:

Anticamente sulle sponde del Fiume Celeste (Via Lattea) viveva il sovrano di tutti gli dei e imperatore del cielo, Tentei, la cui figlia Orihime (Vega) passava le giornate a tessere e cucire stoffe e vestiti regali per le divinità. Lavorava talmente tanto che non aveva neppure il tempo di pensare a se stessa e ai propri interessi. Giunta all’età adulta però, il padre mosso da pietà, poiché alla figlia non era mai stato concesso altro che lavorare il fuso, le scelse un marito: era un giovane mandriano, di nome Hikoboshi (Altair), anch’egli un gran lavoratore, la cui attività consisteva nel far pascolare buoi attraverso le sponde del Fiume Celeste. Per i due giovani fu amore a prima vista. Essi si innamorarono follemente l’uno dell’altra ed erano talmente felici che, presi dall’amore e dalla passione, trascorrevano ogni giornata insieme, dimenticandosi di tutto il resto, anche dei loro doveri. Di conseguenza, Orihime non tesseva più la sua tela, lasciando gli dei senza abiti, e i buoi di Hikoboshi vagavano senza controllo per tutto il cielo. Questo scatenò la rabbia di Tentei, che non poteva tollerare questa situazione e, per porvi rimedio, fu costretto a punire severamente i due sposi. Orihime e Hikoboshi furono separati ai due lati del Fiume Celeste e costretti a tornare ai loro doveri. La principessa era disperata, non poteva vivere senza il suo amato e continuava piangere ininterrottamente. Tentei, commosso dalle lacrime della figlia, consentì allora che i due si potessero incontrare, ma solamente una volta l’anno, il settimo giorno del settimo mese. Da allora, uno stormo di gazze giunge ogni anno, ed esse creano un ponte con le loro ali, cosicché Orihime possa attraversare il Fiume Celeste e riabbracciare il suo tanto amato Hikoboshi. (estratto da wikipedia.org)

È lampante come Asano abbia preso ispirazione da questa antica leggenda per costruire la struttura portante di Buonanotte,Punpun. Ovviamente, data la forte intimità del manga, non si sta parlando di una mera rivisitazione in chiave moderna del succitato mito, bensì di una personalissima versione dell’autore.

La conferma di quanto appena affermato ci viene data dallo stesso Asano in una intervista rilasciata al sito mangabrog.wordpress.com (consiglio a chi possiede dimestichezza con l’inglese di leggerla nella sua interezza).

Avevo intenzione di creare un triangolo amoroso tra Punpun, Aiko e Satchan (Sachi Nanjo) sin dall’inizio…Vega è Orihime, Altair è Hikoboshi, che assieme a Deneb, formano il Triangolo Estivo. Similmente Satchan crea il triangolo con Punpun e Aiko, ovvero Hikoboshi e Orihime.

Inio Asano

Se Punpun e Aiko sono rispettivamente Hikoboshi e Orihime, qual è il ruolo di Sachi all’interno della leggenda de Il Bovaro e la Tessitrice ? La risposta risulta scontata: Tentei, l’Imperatore del Cielo, colui che ha diviso i due innamorati frapponendo tra di loro la Via Lattea. Esattamente come Sachi, attraverso la sua arte, tenta di allontanare Aiko dalla mente di Punpun.

Non a caso la relazione sentimentale tra Sachi e Punpun avviene grazie alla dedica lasciata da quest’ultimo al quadro intitolato “La Via Lattea”, dipinto proprio dalla bella artista.

Tuttavia nella leggenda di Hikoboshi e Orihime non c’è alcun triangolo amoroso, tanto che nessun personaggio viene associato alla stella Deneb. Perché allora Asano ha voluto inserirlo? Si torna a quanto ho accennato qualche rigo fa, Buonanotte, Punpun è un manga che scandaglia l’animo dell’autore, come da sua stessa ammissione:

Per molto tempo sono stato terrorizzato dal pensiero di essere ucciso da qualcuno o addirittura diventare io stesso un assassino. Punpun è nato quando ho deciso di scrivere un manga pensando a ciò che sarebbe successo se quella paura fosse diventata reale…

… Penso che [questa paura] non possa mai essere completamente cancellata, tuttavia quando ho realizzato il manga mi è sembrato di riuscire a lasciarla dietro di me, a poco a poco.

Una delle ragioni che mi spinge a disegnare manga è quella di risolvere i miei dubbi e le mie paure personali. Se si confronta il me che ha iniziato a scrivere Punpun e il me che sono adesso, sono molto meglio ora. Molta dell’irritazione e della paura che avevo allora non c’è più, e penso che sia stato lo scrivere manga ad aiutarmi.

Inio Asano

La leggenda de Il Bovaro e la Tessitrice non è quindi l’unica chiave di lettura al manga di Asano, ma è d’obbligo leggere Buonanotte, Punpun come la rappresentazione dell’apparato psichico dell’autore, usando termini freudiani. Difatti il protagonista può essere considerato come l’Io di Asano, il mediatore della consapevolezza; Aiko invece rappresenta l’Es, la spinta pulsionale auto-distruttiva di Punpun; e Sachi ovviamente il Super-Io, anche denominato l’ideale dell’Io, ciò che Punpun ammira e vuole diventare.

Purtroppo non è così semplice analizzare l’opera di Asano, in quanto bisogna filtrare quanto appena detto alla sua visione personale del mondo. Per questo andrò nei prossimi paragrafi ad analizzare uno ad uno i tre personaggi succitati.

Punpun Onodera (Altair)

Punpun è la rappresentazione dell’io di Asano nell’opera, che sopravvive, che subisce esperienze, che è costretto a rapportarsi con il mondo esterno e che è soggiogato dalle contraddizioni della società nella quale non riesce a integrarsi. Ho usato volutamente verbi passivi, perché Punpun è un personaggio passivo, subisce tutto quello che il caso gli tira addosso.

Tutto ciò è dovuto dal fatto di non riuscire a contemplare il grigio, per Punpun nella vita o è tutto bianco o è tutto nero. Ogni parola, ogni azione, ogni scelta diventa per lui una sentenza mortale. Vive prigioniero del suo passato, o meglio, della sua integrità morale. Ciò che opprime Punpun per tutta la durata del manga, non è l’aver tradito la promessa fatta ad Aiko al tempo delle scuole elementari, ma è ciò che le dice nel primissimo volume: “Ti proteggerò per sempre”. Punpun odia se stesso non perché ha arrecato del dispiacere ad Aiko, ma perché non ha rispettato la sua parola. Orgoglio individualista.

Un esempio, perché al tempo delle medie, quando Punpun, nonostante avesse vinto la scommessa con il senpai Yaguchi sul torneo di badminton, e nonostante sapesse che Aiko lo aveva perdonato, decise lo stesso di non tornare con lei? Semplice, non gli interessava cosa pensasse Aiko di lui. A Punpun interessa solamente ciò che pensa Punpun, e non riesce a perdonarsi il fatto di aver tradito la sua parola anni addietro. È in lotta perenne col suo Io passato.

Una condizione esistenziale che trasforma la vita di Punpun in una eterna spirale auto-distruttiva, tanto da farlo arrivare a considerare il suicidio come unica soluzione perseguibile. Tuttavia l’incontro con Sachi lo porterà a riconsiderare la sua esistenza. Con quest’ultima il protagonista non instaura una normale storia d’amore, bensì lei gli dona una nuova ragione di esistere, quella di scrivere la storia per il suo manga, facendolo così sentire parte di qualcosa. Non a caso, è uno dei periodi più felici dell’intera vita di Punpun. Purtroppo la felicità è fugace, e ben presto il fantasma del suo passato torna inevitabilmente a infestare la sua mente.

Per questo motivo Punpun tenta di fuggire dal suo passato, e quindi dalla sua condizione esistenziale, rubando l’identità del suo vicino di casa, Takashi. Purtroppo è un tentativo completamente inutile, e anche alquanto stupido, tant’è che quando rincontra Aiko nel finale del manga, Punpun reagisce come se avesse visto un fantasma … sì, quello del suo passato. Ripiombato nella realtà, decide finalmente di affrontarlo, capendo che questo è l’unico modo per continuare a vivere.

Il triangolo tra Punpun, Aiko e Sachi è una metafora della difficoltà che l’autore aveva nel crescere come individuo e come artista. Un’evoluzione bloccata dal suo amor proprio. Mi spiego. Asano riversa in ogni sua opera tutta la sua personalità. La pubblicazione di Solanin rappresentò il periodo più difficile e deprimente della sua vita. Quella frase che disse al suo editore : “Non scriverò mai più storie buoniste!” racchiude tutta l’insoddisfazione per il suo operato, in quanto Asano non si rispecchiava più in ciò che aveva scritto e sostenuto nelle sue opere precedenti. Tuttavia cambiare completamente registro risultava per lui impossibile, in quanto equivaleva a tradire sé stesso. Se il concetto non fosse ancora chiaro, lascio ad Asano il compito di spiegarlo:

Questa è una tematica che adesso penso di essere pronto a parlarne, ovvero di come i mangaka siano effettivamente incatenati alle cose che scrivono nei loro manga. C’è questa frase nel primo capitolo di Solanin, su come agli adulti basta dire “Oh, va beh” per vivere.

Solanin è una storia sul rifiuto di questo atteggiamento. Tratta di come gli adulti che vanno in giro pensando: “Oh, va beh”, siano dei perdenti. E poiché sono stato io a dirlo, non avrei mai permesso di sorvolare su qualcosa dicendo soltanto:”va beh”. L’ho scritto e ora devo rispettarlo. Non posso semplicemente dire a me stesso che è stato qualcosa che ho detto molto tempo fa.

Questo è lo stato mentale in cui mi trovavo quando ho iniziato a scrivere Buonanotte, Punpun … ed è grazie a questo se sono riuscito a portare la serie a termine.

Inio Asano

Una dichiarazione che fa comprendere quanto Punpun sia effettivamente la trasposizione dello stato mentale di Asano all’interno del manga in quel particolare periodo della sua vita. Aiko raffigura invece l’amor proprio per il suo Io passato, la personificazione delle opere scritte in precedenza che, incatenandolo, gli impedivano di proseguire nel suo percorso d’individuazione; mentre Sachi rappresenta la sua ragione di vita, l’unica cosa che gli permette di rapportarsi col mondo esterno, ovverosia l’amore per la professione di mangaka.

Le forme dell’ego.

Purtroppo risulta difficile intuire quanto dell’infanzia e dell’adolescenza di Punpun corrisponda a quella realmente vissuta da Asano, dato che del passato di quest’ultimo si conosce poco o nulla. Ciò che mi ha fatto pensare a una ipotetica componente autobiografica risiede proprio nel modo in cui l’autore ha voluto disegnare il protagonista all’interno del suo manga. Mi spiego. Leggendo svariate interviste di Asano, non riesco a evitare il pensiero, non che menta, ma che risponda agli intervistatori soltanto con mezze verità. Difatti dubito fortemente che la scelta di rappresentare Punpun inizialmente come un uccellino, e poi nelle altre svariate forme, sia soltanto una scelta per catturare l’attenzione del lettore medio alla vista di un qualcosa di “kawaii”. Sono convinto invece che questa scelta sia strettamente legata all’intimità del racconto.

Riflettendoci un minuto su, la prima parte del manga, quella che racchiude l’infanzia di Punpun, è narrata come se fosse una favola, o meglio un ricordo lontano, e molto romanzato. Leggendolo più volte, mi è balenato un quesito: se dovessi disegnare il me stesso da piccolo, come lo farei? Senza attingere alle miriadi di foto che i miei genitori mi fecero al tempo, ma sfruttando solamente la mia memoria, come mi rappresenterei? Non riuscirei, perché non ho ricordi di “come” ero da bambino. Quei pochi ricordi che ho, riguardano eventi importanti, come quelli capitati a Punpun: la prima cotta per una compagna, un litigio tra i miei genitori, il cambio di cognome, un’avventura come quella alla fabbrica di miso, o tradire la fiducia della persona alla quale tenevo di più.

Per questo secondo me la scelta di Asano di disegnare Punpun come fosse un disegno di un bambino dell’asilo, è dovuta anche al fatto di non saper rappresentare il se stesso bambino, semplicemente perché non lo ricorda.

Anche il nome Punpun è una palese lallazione, come del resto anche il cognome Punyama. Basti pensare a come ognuno di noi, intorno ai 3-4 anni d’età, storpiava il proprio nome. È da questo che deriva quel nome così strambo. Inoltre il cambio di cognome di Punpun in Onodera, inquieta così tanto il protagonista in quanto rappresenta la prima incrinatura nella cupola di vetro della sua infanzia.

Inoltre, pian piano che Punpun diventa grande, l’autore comincia a dar importanza ad alcuni dettagli che durante l’adolescenza sembrano la cosa più importante dell’universo, come il ciuffo dei capelli o i primi baffetti che crescono, stirati a dovere per mostrare a tutti di essere diventati “adulti”. Per poi cominciare in maggiore età a dare importanza agli abiti che si indossano, al proprio look, per contraddistinguersi dagli altri.

Altra conferma di quanto appena scritto è l’uso delle diverse e variegate “trasformazioni” che Punpun ha durante lo svolgimento dell’intera opera:

  • Organo sessuale – Nel periodo in cui esplode la sua pubertà, Punpun spesso recita alcune espressioni alquanto infantili, ma allo stesso tempo estremamente paradigmatiche, come quando riferendosi a una sua ipotetica ragazza afferma: “Vorrei riempirla di pisello!”. Il bisogno sessuale che ossessiona qualsiasi ragazzino in piena esplosione ormonale, tanto da far arrivare Punpun a impersonare il suo stesso pene durante il suo primo rapporto sessuale con Midori.
  • Hyottoko – Quanto vado a scrivere adesso è da considerare una mera congettura. Asano afferma in un’intervista che non ha alcun senso particolare, è messa lì soltanto per goliardia. Probabilmente l’espressione di questa maschera tradizionale, oltre a rappresentare il soffio, può sembrare anche una smorfia di stupore. Tuttavia trovo alquanto sospetti i pochi momenti nei quali Punpun assume questa forma. In una delle tante leggende inerenti questa maschera, viene raccontato come lo Hyottoko fosse un ragazzo con evidenti disabilità, il quale lavoro consisteva nel soffiare su ogni fuoco del villaggio per mantenerli attivi, un lavoro semplice che però faceva sentire il ragazzo parte della comunità, nonostante i suoi problemi. Insomma, un racconto di integrazione e buon senso, sul sentirsi parte di qualcosa. Esattamente come accade a Punpun quando gli viene proposto dal presidente Shishido (la personificazione del buon senso) il lavoro da agente immobiliare; oppure quando scopre che il tizio che accompagnava Sachi era il suo ex-marito. Momenti nel quale Punpun si sente nuovamente accettato.
  • Piramide – Questa trasformazione avviene in età già più matura, intorno ai diciotto anni. Dopo la morte della madre, il rifiuto di andare a vivere con un padre che oramai non riconosce più, e sopratutto il sentimento di alienazione verso la società, portano Punpun una notte a correre nudo per le strade di Tokyo urlando all’impazzata, per poi l’indomani svegliarsi in forma di piramide. Una scelta emblematica dell’autore, che sigilla la promessa di Punpun di suicidarsi entro i due anni. Basti pensare a cosa rappresentava materialmente la piramide per gli antichi egizi, una tomba. Sachi riesce a liberarlo da essa, in una delle tavole più struggenti mai disegnate in un manga.
  • Hikoboshi – Nel finale del manga, dopo essersi rincontrato con Aiko, sulla testa di Punpun spuntano un paio di corna. Molti lettori hanno erroneamente pensato che il protagonista si fosse trasformato in un demone, dato il rapporto di amore-odio che instaura con Aiko. Tuttavia, come conferma anche Asano, le corna di Punpun sono quelle di un bue. Punpun, riabbracciando Aiko si trasforma in Hikoboshi, il bovaro. Una metafora della folle fuga d’amore, che li porta lontano da tutto e da tutti.

Cosa dire, un colpo da maestro con il quale l’autore riesce a tramutare un elemento estremamente personale come il suo stato mentale, in una mascotte per accalappiare una fetta più ampia di pubblico.

Aiko Tanaka (Vega)

Senza esitare più di tanto, affermo subito che Aiko Tanaka è il personaggio principale di Buonanotte, Punpun. Semplicemente perché è lei a tessere il filo della trama. Non a caso Asano la paragona a Vega, la stella più luminosa del Triangolo Estivo.

Nonostante Aiko compaia relativamente poco rispetto a molti altri personaggi, basti pensare alla parte centrale dell’opera nella quale è praticamente assente, la sua presenza è sempre percettibile, ricordando molto il personaggio di Yue Kimura di Nijigahara Holograph.

È Aiko la causa della disperazione di Punpun, è lei che gli impedisce di vivere liberamente la sua vita incatenandolo al passato. Come ho precedentemente spiegato, questa altro non è che la metafora dell’impossibilità di Asano di continuare a disegnare manga senza contraddire quanto sostenuto nelle sue opere precedenti. Proprio per questo motivo ho paragonato Aiko all’Es freudiano. La fonte dei sentimenti auto-distruttivi di Punpun è generata da un ricordo infantile (la mancata fuga a Kagoshima), che vaga costantemente nell’inconscio del protagonista.

Il passato è immutabile, ciò che abbiamo detto, che abbiamo pensato, non può essere alterato. Nel caso di Asano, i manga che ha scritto non possono essere cancellati con un colpo di “gomma”. E Aiko è la perfetta rappresentazione di questo concetto. Tra la bambina delle elementari che stringe la mano di Punpun sotto un “fantastico” cielo stellato, e la ventenne che si appresta a prendere la patente di guida, nulla è cambiato. Identico taglio di capelli, gli occhi sempre tristi, è ancora vergine a venti anni, e ha la stessa disperata situazione familiare.

Proprio il rapporto con sua madre Mitsuko risulta di fondamentale importanza per comprendere il motivo dell’estremo gesto che compie Aiko nel finale dell’opera. Dai pochi segmenti del manga dedicati esclusivamente a questo personaggio, è facile intuire come Aiko, a causa di sua madre, è costretta ad una vita a dir poco deprimente. Mitsuko non le permette di fare la modella, la costringe a lavorare (in una fabbrica tessile, ovvio rimando a Otohime, la Tessitrice) per soddisfare ogni suo vizio, e a svolgere tutte le faccende domestiche; insomma le impedisce di avere una vita, di proseguire per il suo sentiero. Nemmeno nel sonno viene lasciata in pace, basti pensare ai vari incubi nei quali Aiko si urina addosso, simbolo di mancanza di autostima; nell’ultimo incubo che fa compare anche la causa di tutto ciò: Mitsuko.

Non sembra familiare quanto appena descritto? Ebbene, il rapporto tra Aiko e sua madre è un’iperbole della relazione tra Punpun e la stessa Aiko, soltanto a ruoli invertiti. Aiko è colei che distrugge l’autostima di Punpun, sentimento immortalato nella struggente frase che quest’ultimo recita verso la fine del manga:

…grazie Aiko, per avermi regalato la disperazione.

Punpun Onodera

Aiko è ciò che ancora Punpun al passato, colei che non gli permette di evolvere come individuo. O meglio, l’Es di Asano, la parte della sua mente che non riesce ad abbandonare, nonostante lo stia portando piano piano all’annichilimento.

Angoscia e terrore a Kagoshima.

Dopo questa lunga premessa è possibile analizzare l’evento principe di Buonanotte, Punpun : l’assassinio di Mitsuko Tanaka. Questo avvenimento da origine a quella che sarebbe dovuta essere una fuga d’amore, ma che si rivela invece un viaggio della disperazione.

Difatti il rapporto di amore-odio che intercorre tra Punpun e Aiko risulta alquanto ambiguo. Un turbinio di emozioni contrastanti, dove si alternano momenti di innocente sdolcinatezza, a raptus di autolesionismo e di bruta violenza fisica. La domanda sorge spontanea: perché l’autore ha scelto di raccontare un rapporto così controverso?

Ebbene, sin dall’incontro fortuito alla scuola guida, Punpun non riesce a capacitarsi e a convincersi di come Aiko sia diventata una ragazza stupida, o meglio, sul perché ai suoi occhi gli appaia così terribilmente infantile. Questo può essere solamente spiegato attraverso le parole di Asano trascritte nei paragrafi precedenti. L’autore, attraverso gli occhi di Punpun, vede in Aiko il suo io passato, la personificazione delle sue opere precedenti, che sono eterne e immutate nel tempo; e mettendole a confronto con lui, con la sua forma presente, evoluta e mutata dalle esperienze della vita, non può che guardarle dall’alto verso il basso. È per questo che Punpun ritiene Aiko una stupida, perché l’autore sta osservando al se stesso più giovane e più stupido. Facendo un esempio, è come quando ci si siede a rivedere dei videoclip della propria adolescenza, e l’unico commento che viene da fare è :”Ma quanto ero scemo?!”. Tuttavia lo si pensa con un sentimento di affetto. Ed è proprio da qui che ha origine il rapporto contrastante tra Aiko e Punpun.

Nonostante questa scarsa considerazione per Aiko, qual è il motivo che spinge comunque Punpun ad aiutarla? L’unico intento del protagonista è quello di salvare Aiko dalla miserabile vita alla quale è costretta da sua madre Mitsuko; ma non lo fa per amore, lo fa esclusivamente per se stesso, per riacquisire la propria autostima. È questo che lo spinge a realizzare, a qualunque costo, la promessa fatta ad Aiko al tempo delle scuole elementari, così da poter rimediare all’errore che lo ha tormentato, e che ha condizionato la sua intera esistenza.

Ahimè, tentare di salvare Aiko equivale a incamminarsi in un sentiero ricolmo di angoscia che porta soltanto alla morte. E Punpun lo comincia a percorrere quando, assieme ad Aiko, uccide Mitsuko. Dopo questo funesto evento, la relazione tra i due comincia a precipitare repentinamente. Commettere un omicidio è un qualcosa che non si può cancellare né dalla propria mente, né all’occhio della società. Come scrivere manga. Punpun è un assassino, è sul gradino più infimo dell’umanità, e vedendo Aiko come causa di quanto accaduto non riesce a nascondere il rancore che prova nei suoi confronti. Tuttavia il suo obbiettivo non è cambiato, deve mantenere quella promessa, la sua parola. Il viaggio verso Kagoshima è un qualcosa di disturbante.

Molti sono gli avvenimenti con i quali l’autore cerca di far capire al lettore ciò che veramente simboleggia questo viaggio della disperazione:

  • Il pugno sferrato da Punpun sulla bocca di Aiko, che le causa la perdita di un incisivo. Ovviamente non è casuale. La dentatura perfetta di Aiko rappresentava un’anomalia per Punpun. Quando le promise di portarla a Kagoshima, ad Aiko mancava un dente, per questo Punpun ha voluto correggere questa difformità nella sua mente. Insomma il passato non muta nel tempo.
  • Durante il viaggio in automobile, Aiko chiede a Punpun di accostare perché ha bisogno di urinare. Si fermano nei pressi di un boschetto e lì avviene un litigio tra i due. Aiko teme di essere uccisa da Punpun. Perché ha questo timore? Aiko ha paura che si ripeta quanto accaduto con sua madre. Aiko sa di aver ucciso sua madre per liberarsi dalle catene del passato, e vede negli occhi di Punpun la sua stessa volontà. Come ho già ampiamente scritto, per l’autore Aiko rappresenta il macigno del passato che blocca il suo personale percorso evolutivo.
  • La scena ambientata nel fast food è estremamente simbolica. Punpun e Aiko siedono uno di fronte all’altra, e come spesso è accaduto nella loro breve fuga, cominciano a dibattere. Aiko è ingelosita, vuole che Punpun “abbia occhi soltanto per lei”, per questo lo colpisce ad un occhio con una forchetta, ma lo fa superficialmente, non riesce ad andare a fondo. Questa scena è la metafora perfetta dell’intera opera. Aiko è una parte di Asano, rappresenta il suo passato, è gelosa e ha paura di essere dimenticata, messa da parte. Nonostante ciò non riesce a ferire mortalmente Punpun, in quanto equivarrebbe a uccidere sé stessa. Aiko personifica il thanatos nell’animo dell’autore, l’insieme di tutte le sue pulsioni distruttive. La delusione e la rabbia di Punpun scaturita dal fallimento di Aiko nell’ucciderlo, rappresenta la frustrazione di Asano nel non riuscire a togliersi la vita. Non ha la stessa determinazione di Seneca, o meglio, a differenza di quest’ultimo Punpun ha ancora un motivo per continuare a vivere: Sachi.
  • Giunti finalmente a Kagoshima, dopo una breve parentesi idilliaca, Punpun e Aiko ricadono nell’inevitabile sconforto della loro situazione. Aiko comprende immediatamente le intenzioni di Punpun che, dopo aver mantenuto la sua promessa, vuole prima uccidere lei e poi suicidarsi. Con una corda stretta al collo, Aiko grida a più non posso che non vuole morire, mentre Punpun giustifica la sua scelta come unica soluzione al destino di solitudine che gli spetta. A questo punto Aiko rivela a Punpun che è stata lei ad uccidere sua madre Mitsuko. Per i primi secondi Punpun stenta a crederlo, ma poi si convince e molla la stretta al collo di Aiko. Questo episodio va interpretato attraverso la visione dell’autore. Punpun si ferma dall’uccidere Aiko, e quindi se stesso, dopo che sa di non essere un assassino, di non essere giudicato dalle persone come tale. Asano finalmente comprende che quando ha scritto i suoi manga precedenti era un’altra persona, differente da quella che è adesso. Ma il suo percorso di accettazione non è concluso, deve ancora spezzare la catena che lo lega al suo io passato, Aiko.

Soprattutto l’ultimo punto è quello che porta alla scelta ultima di Aiko. Dopo che la polizia rinviene il corpo di Mitsuko, parte la caccia a sua figlia, Aiko, l’unica sospettata per l’omicidio, in quanto la sola persona ad avere un legame con la vittima, e sopratutto un movente. Aiko, sentendosi oramai in trappola, decide di togliersi la vita, e salvare così Punpun da una vita misera come quella della prigione. Qual è il vero motivo di questo gesto?

Per comprendere appieno il suicidio di Aiko, una tra le scene più struggenti, pregne di significato, che io abbia mai letto in un manga, è d’obbligo ricollegarla all’avvenimento che ha originato tutto: l’omicidio di Mitsuko. Aiko ha tentato per anni di lasciarsi dietro sua madre, ma non è mai riuscita fino al momento nel quale l’ha uccisa. Ha tentato quindi di cancellare il suo passato senza però affrontarlo correttamente, ha agito d’impeto e per questo, anche dopo averlo eliminato ha continuato a perseguitarla fino a portarla alla morte. Aiko comprende di essere un fardello sulla vita di Punpun, lo stesso che sua madre rappresentava per lei, motivo per cui decide di togliersi la vita prima di trascinare anche il suo amato nell’oblio.

Aiko muore in un afoso 7 di luglio, il giorno del Tanabata. L’esatto giorno in cui è permesso a Hikoboshi e Orihime di incontrarsi dopo la punizione inferta loro da Tentei. Non una coincidenza, ma la prova del futuro che spetterà ad Aiko e Punpun, ovvero potersi incontrare solamente una volta l’anno.

Asano, con il suicidio di Aiko, vuole mostrare il momento esatto nel quale ha accettato coscientemente di seppellire il suo passato, di non voler vivere più in funzione di esso. Aiko si è tolta la vita da sola, non è stata uccisa come sua madre, questo è il significato del suicidio: accettazione.

Sachi Nanjo (Deneb)

Sachi è il terzo e ultimo personaggio che chiude, come la stella Deneb, il triangolo estivo dell’animo di Asano. Sachi rappresenta metaforicamente il rapporto che l’autore ha con la professione di mangaka; mostrando al lettore non solo la sua passione nel disegnare manga, ma anche tutte le contraddizioni e le difficoltà con le quali si è scontrato durante la sua carriera.

Probabilmente Asano ha provato un primo interesse verso il disegno, breve quanto fugace, al tempo delle scuole elementari. Anni dopo, durante le scuole superiori comincia a prendere forma l’idea di trasformare questa passione per il disegno in una professione vera e propria, ma rimane tale, una delle innumerevoli idee che l’adolescenza porta con sé. È ancora troppo presto per fare questo tipo di scelta. Tuttavia, intorno ai vent’anni, dopo le scuole superiori, l’idea di diventare mangaka torna prepotentemente a occupare la mente di Asano. Ed è proprio in quel periodo che la sua carriera ha inizio. Quella che da bambino fu una passione fugace, diventerà infine la sua compagna di vita.

Questa storia suona familiare? Corrisponde infatti alle varie entrate in scena di Sachi durante lo svolgimento della trama. La prima sua apparizione avviene quando Punpun frequenta ancora le scuole elementari, precisamente durante la caccia al tesoro alla fabbrica di miso. Breve e fugace. Sachi compare una seconda volta durante il primo appuntamento tra Punpun e Azusa, entrambi al primo anno di liceo. Per la prima volta la vena artistica di Sachi sfiora la profondità d’animo di Punpun, ma dura soltanto un istante. Un primo assaggio di quella che sarà la loro collaborazione artistica. Diversi anni dopo, nel pieno di una crisi esistenziale, Punpun ritrova casualmente Sachi in un bar, e da quel momento comincia la relazione sentimentale che tutti conosciamo.

Finalmente ritrovati, Sachi e Punpun cominciano a chiacchierare del più e del meno. Ma è solo per rompere il ghiaccio. Sachi ricorda molto bene Punpun, non ha mai dimenticato la dedica che le scrisse al suo dipinto “La Via Lattea” anni addietro, quel testo così infantile, ma così intimo. Coglie allora l’occasione per proporre a Punpun di scrivere la storia al suo prossimo manga, ma rinchiuso nella sua piramidale tomba, Punpun declina l’offerta. Tuttavia Sachi non demorde, e tenta in ogni modo di convincere il protagonista.

Qualche tempo dopo, mentre assieme stanno percorrendo un sottopassaggio della metro, Sachi, stanca della negatività di Punpun, cerca di farlo rinsavire affrontando apertamente il suo malessere. Una scena meravigliosa (Cap. 83-84), dalla quale si può comprendere il simbolismo che c’è dietro al personaggio di Sachi Nanjo:

  • Mi ricordi la me stessa del passato.” – Sachi inizia così la discussione con Punpun. Il significato di queste parole è ovvio. Sachi rappresenta il mangaka in Asano, ovverosia quella parte che riesce a esternare il suo dolore attraverso il disegno, per questo motivo si rivolge a Punpun con queste parole, perché lo vede chiuso in sé stesso e incapace di esternare i suoi sentimenti, esattamente come era lei qualche anno prima. L’io mangaka dell’autore che esorta il suo io interiore a aprirsi alle persone.
  • La mia faccia…è frutto della chirurgia plastica.” – Queste parole di Sachi sono abbastanza ambigue. Tuttavia è molto semplice spiegarle. Sachi si è rifatta il viso perché durante la sua infanzia e adolescenza veniva presa in giro per il suo aspetto fisico, sia dai compagni di scuola che dai suoi familiari, per questo motivo non si riusciva a sentire accettata dalla società. Ha adeguato la sua persona al giudizio altrui, creandosi una maschera per sopravvivere nel mondo. È questo il motivo per il quale ho azzardato la metafora di Sachi come rappresentazione del super-io di Asano. Il suo io mangaka è la parte del suo essere che viene accettata dalla società e che lui mostra pubblicamente. Mentre Punpun e Aiko li tiene ben nascosti.
  • Ho sempre scelto da sola, e di mia volontà…che viso e che corpo avere. Non mi serve il passato.” – Parole recitate subito dopo quelle precedentemente riportate. Sachi afferma come si sia volontariamente adeguata alla società, come sia stata una sua scelta quella di rifarsi il viso, non glielo ha imposto nessuno, lo ha fatto esclusivamente per piacersi di più. Ma sbaglia. Sachi non capisce che è stata invece costretta a farlo, non da qualcuno, ma da se stessa. Finché non accetterà il suo passato, non potrà capire veramente sé stessa. Il passato le serve eccome. Con queste parole Asano mostra la distanza che c’era al tempo tra il suo io mangaka focalizzato sul futuro ed il suo io interiore incatenato al passato.
  • Mi sembra di rivedere me stessa da piccola, la parte di me che mi sono lasciata alle spalle. E mi sento in colpa.” – Ennesima conferma di come Sachi rappresenti l’Asano diventato mangaka, che vede in Punpun quella parte di sé, negativa e inetta al vivere sociale, che fino a qualche anno prima dominava la sua anima. Perché allora Sachi si sente in colpa nonostante l’abbia lasciata alle spalle? Semplice, ha tentato di disfarsene, di cancellarla senza cercare prima di comprenderla. Questo sentimento la continuerà a tormentare finché non capirà quella parte di sé. Finché non capirà l’origine del dolore di Punpun.
  • Sai che solitamente…se rimani chiuso in te nessuno giunge a soccorrerti, vero?” – Questa è la formula magica che fa uscire Punpun dalla sua piramide, dalla tomba che si era costruito con le sue mani. Questa frase non serve solamente a rendere struggente la scena nella quale viene detta, ma è anche tra le più pregne di significato dell’intera opera. Quello che leggiamo infatti, è il grido disperato che Asano rivolge a sé stesso: “Esterna i tuoi pensieri più reconditi! Non importa quanto siano oscuri o angosciosi, è l’unico modo per salvarti dalla morte, dalla piramide.”

Il modo di pensare di Sachi non è del tutto errato, ma è tarlato da un’unica grande pecca : lei pensa di essersi liberata dalla catena del passato. Sachi si limita a non considerarlo, a far finta che non esista, in realtà la sua mente è costantemente assediata dai suoi ricordi. Finché non processerà in maniera corretta la sua infanzia e la sua adolescenza, non riuscirà mai a progredire sul suo percorso di vita. Ma chi è che le ricorda più di tutti il suo passato? Punpun, è lei stessa ad affermarlo. Non avendo compreso il suo passato, è ovvio che Sachi non riesca a capire nemmeno il dolore di Punpun. Ed è esattamente questo che porta il protagonista a scegliere di fuggire con Aiko invece di stare con lei, lasciandola ad aspettare vanamente il suo arrivo all’appuntamento davanti alla clinica per aborti.

Inizialmente Sachi tenta, anche goffamente, di non essere interessata alla sorte di Punpun, concentrandosi nella stesura del suo manga. Tuttavia, quando lo completa, Sachi è insoddisfatta, sente che manca qualcosa, è incompleto. Il tassello mancante è il suo passato, non è stata sincera nella scrittura, ha volutamente eliminato la parte oscura della sua anima. Esattamente come Asano. Non a caso le tavole del manga di Sachi sono quelle di Solanin (il personaggio di Takeda è inconfondibile), lo stesso manga che ha portato l’autore a creare Buonanotte,Punpun.

Sachi, attanagliata dai sensi di colpa, decide allora di trovare un modo che le permetta di conoscere a fondo Punpun, e comprendere quindi ciò che tormenta la sua esistenza. Sachi intraprende un pellegrinaggio che la porta ad incontrare le persone che conoscono meglio il passato di Punpun, ovvero i suoi familiari.

La prima tappa è quella di Midori e Yuuichi Onodera. Quest’ultimo spiega a Sachi come l’unico desiderio di Punpun sia quello di voler nuovamente esternare i suoi pensieri e i suoi sentimenti come quando era un bambino. Yuuichi aggiunge che Sachi per riuscire a realizzare questo desiderio di Punpun, e quindi per poter essere una buona compagna di vita per Punpun, deve conoscere meglio il vero Punpun. Un dialogo toccante, che sottolinea come Yuuichi stia semplicemente consigliando ad Asano il giusto modo di scrivere manga. Difatti, è come se Yuuichi stesse chiedendo a Sachi, l’io artistico dell’autore, di essere il mezzo attraverso il quale Punpun possa esprimere al mondo il suo malessere esistenziale.

Dopo aver fatto visita a Yuuichi, tornata a casa, Sachi si rimette a lavorare al suo manga. Davanti al tavolo di disegno comprende però il significato delle parole dello zio di Punpun, e viene assalita dall’impellente necessità di salvare il suo amato. Per far questo deve cambiare il modo di rapportarsi con Punpun, questa volta deve mettersi realmente il passato alle spalle. Volontà sancita con il taglio dei suoi bellissimi capelli corvini, gesto che nella tradizione giapponese rappresenta per l’appunto un cambio netto rispetto al passato. È questo il motivo che la porta a intraprendere un nuovo viaggio, verso Fukushima, cittadina dove risiede il padre di Punpun, l’ultima persona rimasta che conosce tutta l’infanzia del protagonista.

Completato questo metaforico percorso spirituale, Sachi è finalmente pronta a salvare Punpun, è finalmente degna di diventare la sua nuova Otohime. Ed è esattamente quello che accade nel finale del manga. Sachi interrompe Punpun mentre questo si apprestava a recitare l’ultima parola del suo requiem : “Buonanotte…”

Una scena stupenda, con la quale Asano spiega ai lettori come, aggrappandosi alla sua passione nel disegnare manga, sia riuscito a superare il periodo più difficile della sua vita. Sachi Nanjo è la personificazione di questa passione.

Il Metamanga.

Come ho già ampiamente descritto nel paragrafo precedente, Asano riversa in Sachi Nanjo ogni aspetto del suo essere mangaka, dalle difficoltà della professione, al look che mostra in pubblico. Eh già, non è un caso che Sachi porti gli occhiali proprio come l’autore, o che in gioventù si sia tinta i capelli di biondo. Tutti piccoli indizi volti ad indicare la giusta interpretazione di questo personaggio ai lettori della sua opera. Verrebbe da chiedersi allora perché abbia rappresentato questo personaggio come una donna, anziché un uomo. La risposta è ovvia, se Sachi fosse stata di sesso maschile non avrebbe potuto rappresentare in modo corretto la visione che Asano ha per la propria professione, ovvero un amore materno. La mamma è la donna per eccellenza.

Oltremodo allusive sono le varie discussioni che intercorrono tra Sachi ed il suo editore della Big Comic Spirit, il magazine per il quale pubblica lo stesso Asano. In particolar modo, è alquanto fondamentale la scena dove Sachi e Punpun incontrano l’editore per far visionare il manga che hanno realizzato. La prima cosa che salta all’occhio è l’impressionante somiglianza dell’editore con Asano: a partire dai lunghi capelli tinti di biondo, agli occhiali, al pizzetto appena accennato sul mento, fino al look nell’abbigliamento. Questo fatto, a mio parere, trasforma la discussione tra l’editore e Sachi, in un dialogo interiore dell’autore. Sembra infatti di assistere al processo di auto-convincimento fatto da Asano per poter finalmente scrivere Buonanotte,Punpun.

Vado a riportare i punti principali della discussione a favore della mia tesi, tuttavia sarebbe più indicato rileggere l’intero capitolo, il 91° per la precisione:

  • L’editore comincia con un’invettiva sullo stato recessivo in cui si trova l’industria dei manga. Continua prendendo come esempio il mangaka Fukasawa (che anni dopo diventerà il protagonista di Reiraku) che si trova a passare di lì, con l’intento di spiegare a Sachi e a Punpun che autori come lui non portano buone vendite, in quanto scrivono opere destinate a un pubblico di nicchia. Aggiunge infine che i lettori moderni vogliono soltanto storie belle e ricolme di buoni sentimenti. Ovvero lo stesso dubbio che attanagliò Asano dopo la stesura di Solanin, probabilmente dovuto a una vera discussione con il suo editore o dettata invece dai succitati e indiscutibili dati di mercato dell’industria dei manga.
  • Viene poi brevemente riassunta dall’editore la trama del manga scritto da Sachi e Punpun; tutto suona fin troppo familiare. Un ragazzo di vent’anni, disoccupato, che rincontra casualmente una sua vecchia compagna di scuola a Tokyo. Pochi giorni dopo il loro incontro, lei si suicida. Il ragazzo si rende conto che il mondo continua ad andare avanti, così anche lui decide di continuare a vivere. Esatto, Asano anticipa di quasi cinquanta capitoli il finale del manga.
  • La principale critica che viene mossa dall’editore al manga realizzato dai protagonisti, è quella che scrivere delle proprie turbe esistenziali non è altro che autocompiacimento, una grande “sega mentale”, che genera solamente fastidio nel lettore. Sachi si difende dicendo che quello che scrive è ciò che sente al momento, è reale, è la verità. Scrivere una storia strappalacrime non fa per lei, sarebbe soltanto una grande bugia. Anche qui, è abbastanza palese come tutto ciò è un riferimento ai problemi che Asano ha avuto con il suo stesso editore ai tempi di Solanin.
  • Quando l’editore fa notare che anche il suicidio della ragazza nella storia del suo manga è frutto della sua fantasia, è finzione, alla stregua di raccontare una storia totalmente inventata. Sachi gli risponde che se fosse necessario ad approvare il manga sarebbe disposta rendere reale anche quella parte di storia suicidandosi seduta stante. Ciò che Sachi vuol far intendere è che la ragazza della sua storia non è altro che lei, ma allo stesso tempo sappiamo è invece un’anticipazione della morte di Aiko. Di conseguenza possiamo dire che Aiko e Sachi sono la stessa persona, o meglio, assieme a Punpun rappresentano i tre aspetti della personalità di Asano.
  • Sul finale della discussione arriva la parte che mi ha maggiormente spinto a pensare come tutta questa discussione sia in realtà avvenuta soltanto dentro la mente di Asano. L’editore chiede a Sachi contro chi sta combattendo, chi o cosa le sta provocando tutto questo malessere : la società? L’editoria? Se stessa? Vedendola confusa le consiglia di essere più chiara la prossima volta che scriverà un manga, per poi ricordarle subito dopo che non ci sono molte persone interessate a ciò che lei pensa e prova. Un fulgido esempio del dubbio esistenziale di Asano sulla creazione di Buonanotte, Punpun. Voglio scrivere un’opera nella quale riverso tutto me stesso, ma sono cosciente che il mercato dei manga gira da tutt’altra parte, vale allora la pena scriverlo?

Da notare come Punpun, come al suo solito, subisce in silenzio tutta la discussione. È solo Sachi a controbattere le critiche dell’editore. A dimostrazione di come Asano, prima della pubblicazione di Buonanotte, Punpun, tendeva a nascondere il suo vero io.

Ad ogni modo, è nel finale del manga che si trova la catena di eventi che hanno ispirato la scelta del titolo di questo paragrafo : Il Metamanga, il manga nel manga.

Nel periodo in cui decide di intraprendere il viaggio alla scoperta del passato di Punpun, Sachi sta lavorando ad un manga, che dalle tavole mostrate (come da immagine del paragrafo) risulta indubbio il richiamo a Solanin. Oltre a ribadire il concetto di Sachi come l’io mangaka di Asano, questa scelta dell’autore è emblematica per il messaggio che Buonanotte, Punpun vuole trasmettere. Da essa possiamo dedurre come a scrivere Solanin sia stata solamente Sachi, senza l’aiuto di Punpun. Asano scrive e disegna questo manga considerando esclusivamente il suo punto di vista di mangaka, influenzato dalle indicazioni dettate dal suo editore (coscienza), escludendo completamente dall’equazione il fattore interiore, personale, esistenziale…in una parola Punpun.

Emblema di questo concetto è la sua gravidanza. Sachi resta incinta dell’ex-marito, ma vuole comunque portarla avanti. Il figlio che porta in grembo non è di Punpun, esattamente come non lo è stato Solanin. Entrambi sono generati non tenendo in conto il protagonista. Nel finale Punpun accetta comunque quel bambino, anche se non è il suo, simbolo di come Asano sia riuscito alla fine ad accettare anche quell’opera che ha così tanto detestato.

Tutto ciò turba profondamente Sachi, è impossibile per lei tener fuori dalla sua vita Punpun. Questo è il motivo che spinge Sachi a intraprendere il succitato viaggio, vuole conoscere chi è veramente Punpun in modo così da poter convivere serenamente con lui. Una volta concluso questo percorso, Sachi è pronta ad accogliere nuovamente Punpun nella sua vita. Quest’ultimo, oramai a un passo dall’oblio, viene salvato da Sachi e portato in ospedale. Quando riprende conoscenza, Sachi lo informa che sta lavorando a un nuovo manga, e gli mostra uno schizzo del protagonista : è Punpun. Prima Solanin e ora Buonanotte, Punpun, Sachi come Asano. Il Metamanga.

Ineluttabili demoni

Asano, dopo aver esposto la sua personalità nei tre protagonisti, investe le restanti pagine del manga nel descrivere quelli che sono i suoi demoni, quelle forze trascendenti, perennemente incombenti, che infestano la sua quotidianità, la sua esistenza.

Ovviamente l’autore lo fa utilizzando lo stesso metodo con il quale ha descritto la sua personalità, ovvero personificando queste sue angosce in altrettanti personaggi della sua opera, come fossero avatar proiettati dalla sua mente. Temi come il tempo, l’istinto sessuale, il rapporto con Dio, prendono la forma di personaggi, oggetti o anche allucinazioni.

Il genio di Asano risiede nell’aver costellato Buonanotte, Punpun di archi narrativi interamente dedicati a personaggi secondari; storie spesso parallele e totalmente slegate dalla vicende del protagonista, con l’unico scopo di descrivere il suo punto di vista su quelle tematiche che toccano ed influenzano quotidianamente la nostra vita, ma sulle quali non abbiamo alcun potere. Per questo considerate dall’autore “secondarie”, perché intangibili, ineluttabili.

Il Tempo : inevitabile alterazione.

La concezione del tempo è sicuramente tra le tematiche più discusse in filosofia, letteratura, pittura, e praticamente ogni altra forma d’arte. Il suo inevitabile e imparziale scorrere ha arrecato notte insonni a più di qualche essere umano, e Inio Asano è ovviamente tra essi.

In Buonanotte, Punpun l’autore non illustra la sua concezione di tempo attraverso il punto di vista del protagonista, ma lo esprime direttamente dalla sua prospettiva, come se entrasse di forza a far parte della sua stessa opera.

Nei primi capitoli del manga, ovvero quelli incentrati sull’infanzia di Punpun, sono presenti diverse tavole alquanto bizzarre. Basti pensare, ad esempio, al preside e al suo vice che giocano a nascondino per la scuola facendo delle espressioni a dir poco assurde. Un altro è il maestro delle elementari, che si getta a terra in una crisi schizofrenica quando pensa all’eventualità nella quale Punpun non avesse svolto il compito per casa. Ce ne sono diversi altri di questi episodi, tutti comunque racchiusi nella prima parte del manga.

Lo scopo di Asano è quello di mostrare al lettore come con il passare del tempo i nostri ricordi, sopratutto quelli legati alla nostra infanzia, tendono a deformarsi (come i visi dei succitati personaggi). La mente altera avvenimenti importanti della nostra vita passata, ricostruendo idealmente ciò che non riusciamo a ricordare. Riprendendo uno degli esempi fatti poc’anzi, il ricordo che l’autore ha del suo preside delle elementari viene alterato in base all’idea che si fece di lui. Asano lo ricorda per l’autorità che esercitava, per l’abilità di comparire in ogni luogo della scuola, tuttavia non gli era chiaro però il lavoro che egli svolgesse in ufficio. L’autore traspone tutto ciò nel preside che gioca a nascondino per la scuola. La stessa interpretazione può essere data anche al professore che si getta a terra. Questa scena rappresenta il terrore che l’autore avrebbe provato da bambino ad andare a scuola senza aver svolto i compiti per casa. Asano va quindi a sostituire la reale reazione dell’insegnante con quella creata dalla sua paura.

Scena principe del pensiero di Asano sugli effetti dello scorrere del tempo è la Via Lattea vista da Punpun, Aiko e l’intera combriccola nella “indimenticabile” caccia al tesoro avvenuta alla fabbrica di miso. Sachi, mentre parla con Miyuki (cap. 142), spiega come quella stessa Via Lattea, vista e dipinta anche da lei, non è altro che una grande bugia. Risulta praticamente impossibile vedere un cielo stellato a Tokyo, tanto meno riuscire a vedere una galassia. Sachi continua affermando come i bambini riescono a vedere cose che non esistono, ed è proprio questa capacità, riuscire a credere nell’impossibile, nel suo caso credere nel diventare una mangaka. Questa è la motivazione che l’ha tenuta in vita durante la sua adolescenza. Tuttavia ora è cresciuta, Sachi si è gettata il passato alle spalle, come ho già ampiamente descritto nel paragrafo a lei dedicato. Esattamente il passo avanti che Asano non riusciva a fare nella sua vita.

Emblematica è la scena che intercorre tra Punpun e uno sconosciuto presso un’area di servizio (cap. 127/128). Questo sconosciuto è vestito specularmente a Punpun (immagine del paragrafo), inoltre con la tipica t-shirt a righe indossata frequentemente dallo stesso Asano. Punpun gli chiede cosa ne pensa di Solanin, il manga pubblicato da Sachi. La sua risposta è :

È abbastanza noioso. I personaggi sono tutti senza senso.

Sconosciuto (Cap. 127)

Parole oramai ridondanti, Asano che si lamenta nuovamente del suo precedente manga. Inoltre la lite vera e propria è scatenata da futili motivi. Difatti lo sconosciuto getta frivolamente una lattina a terra, iperbole di quell’espressione: “Eh, va beh!”, tanto odiata e contestata proprio in Solanin. Da questo è facile dedurre come lo sconosciuto non sia altro che lo stesso autore dopo la stesura di Buonanotte, Punpun, o meglio, dopo aver superato la sua crisi esistenziale. Asano ha finalmente placato la sua ossessione di trovare il senso in ogni cosa o comportamento, anche lui adesso riesce a vivere più spensieratamente.

Dopo aver compreso la natura dello sconosciuto è possibile comprendere il significato dell’intero episodio dedicato a lui. Asano, un po’ per gioco e un po’ per coscienza, immagina ciò che sarebbe accaduto se le sue due personalità, pre e post la stesura di Buonanotte, Punpun, si fossero casualmente incontrate. L’esito è manifesto : il suo vecchio ego avrebbe preso letteralmente a bastonate ciò che è diventato. Ma il tempo altera tutto.

Una scena surreale dove passato, presente e futuro vengono mescolati in un tutt’uno dall’autore. Ennesima dimostrazione del suo genio indiscusso.

La famiglia è composta da … persone.

Anche i genitori di Punpun rivestono un ruolo ovviamente importante all’interno dell’opera. Innanzitutto vorrei analizzare il motivo per il quale sono gli unici altri due personaggi, assieme allo zio Yuuichi, ad essere disegnati in maniera stilizzata come il protagonista.

Come ho già spiegato nel capitolo dedicato al protagonista, Asano racconta l’infanzia di Punpun come se stesse cercando di rammentare la propria, in modo da poterla rappresentare nel suo manga. Quando pensiamo alla nostra infanzia, oltre a non riuscire a ricordare il nostro aspetto, troviamo sicuramente difficoltà anche ad avere un’immagine nitida dei nostri genitori. Un bambino, prima di iniziare le scuole, trascorre tutto il suo tempo con i genitori, o con qualche altro parente prossimo. Di conseguenza tende a considerarli suoi simili. Provate voi a ricordare l’aspetto dei vostri genitori quando eravate bambini. Non riuscite? Non c’è nulla di strano, i nostri genitori non sono nient’altro che questo: mamma e papà. Possono passare mesi o anni, ma ai nostri occhi saranno sempre uguali. È questo il motivo che porta Asano a rappresentare i genitori di Punpun sempre allo stesso modo, e a non svelare mai i loro veri nomi. Resteranno nella mente di tutti come “Mamma e Papà Punpun”.

Lo stesso ragionamento va applicato anche al personaggio di Yuuichi, un’altra persona da sempre molto vicina a Punpun, svolgendo praticamente il ruolo di terzo genitore. È lui che ritrova Punpun quando si perse al tempo dell’asilo, è sempre Yuuichi ad insegnarli il concetto di Dio con tanto di formula magica. Insomma, agli occhi di Punpun sarà sempre il solo ed immutabile Zio Yuuichi.

Illustrato il perché dell’aspetto dei familiari più cari al protagonista, bisogna ora andare a spiegare il significato celato dietro ognuno di essi. Asano fa qualcosa di memorabile. Ogni componente della famiglia di Punpun nasconde uno dei demoni che attanagliano l’animo dell’autore:

  • La ricerca del vero amore – La madre di Punpun viene spesso descritta nel manga come una donna egoista, incapace di sostenere e mantenere qualsiasi tipo di relazione sociale. Incredibilmente inquieta, come se stesse sempre alla disperata ricerca di qualcosa nella sua vita. Questo qualcosa è l’amore. La madre di Punpun è un’inesauribile idealista. Sin da giovane mostra questo suo lato del carattere. Fugge dalla casa dei suoi genitori, abbandona l’università, si innamora del padre di Punpun, credendo fosse la persona giusta. Tuttavia durante quell’unico litigio (causato da lei peraltro) viene colpita dalla persona nella quale riponeva il suo ideale d’amore. Un’incrinatura insanabile, che porta la madre di Punpun a divorziare e a cominciare nuovamente la sua ricerca. Tutto ciò che lei vuole è essere amata e apprezzata. L’episodio all’ospedale con Harumin ne è la testimonianza. Il rapporto tra Punpun e sua madre è reso magistralmente dall’autore. Il protagonista non riesce a comprendere sua madre nemmeno quando questa viene a mancare improvvisamente. Asano non sa cosa sia il vero amore, non lo ha mai trovato. La morte della madre di Punpun simboleggia come l’autore abbia smesso di cercarlo, restando totalmente indifferente davanti al fatto, in quanto non avendo mai compreso questo sentimento, non riesce a provare alcuna empatia.
  • Il buon padre di famiglia – Mi sto chiaramente riferendo a Papà Punyama. Un uomo buono, forse anche troppo, che crede fermamente nel valore della famiglia. Sappiamo da vari flashback come abbia sacrificato la sua carriera lavorativa per assecondare ogni desiderio di sua moglie; di come sia stato un buon genitore, tanto da essere il preferito di Punpun; di come la fine del suo matrimonio lo abbia fatto andare fuori di senno, portandolo a vivere nel pentimento il resto dei suoi giorni. Quando la sua ex-moglie scompare, prova a riavvicinarsi a Punpun. Ma non è più la stessa persona, stare per così tanto tempo lontano dalla famiglia lo ha trasformato in un fantasma, una persona assente, prigioniera del suo delirio. Papà Punyama è un personaggio che compare di rado nel manga, probabilmente sintomo della lontananza che l’autore ha dal concetto che egli rappresenta: la famiglia.
  • La debolezza della carne – Yuuichi Onodera è tra i personaggi meglio scritti da Asano. È quasi impossibile non comprendere il simbolismo che personifica. Yuuichi viene descritto dall’autore come una persona con la testa sulle spalle, con dei chiari valori morali, e totalmente disilluso, tanto da perdere più volte le staffe quando si discute di religione. Tuttavia cade sempre vittima dello stesso vizio: la lussuria. Tutto ebbe inizio quando tradì la sua prima fidanzata (episodio ampiamente narrato in un flashback). L’aver ceduto ai piaceri della carne frantuma in mille pezzi la sua presunta ed indistruttibile etica. Per questo, reputandosi indegno, Yuuichi decide di non avere mai più legami sentimentali, e di vivere nella “espiazione” dei suoi peccati, come lui stesso afferma. Fino al giorno in cui incontra Midori, si innamora della dolce ragazza, e le promette fedeltà eterna. Ciononostante Yuuichi brucia anche la sua seconda chance. Tradisce Midori e, non riuscendo nemmeno più a guardarsi allo specchio, si da alla fuga. Perdonato per l’ennesima volta, torna con Midori. I due decidono di mettere su famiglia, la bambina si chiamerà Soara (speranza), ultima ancora di salvezza di Yuuichi. Oramai rassegnato alla sua debolezza, gli resta soltanto la “speranza” di non ricadere nuovamente nel suo solito errore. Il personaggio di Yuuichi rappresenta quindi la debolezza della carne, l’istinto sessuale che ti porta a tradire non solo la persona amata, ma sopratutto se stessi.

Asano riversa nei familiari di Punpun tutti i suoi dubbi etici ed esistenziali che riguardavano per l’appunto la sua idea di famiglia. Vale la pena vivere alla ricerca del vero amore sapendo che questa conduce quasi certamente all’insoddisfazione cronica? È saggio sacrificare la propria esistenza per creare una famiglia, sapendo che può bastare un litigio per far crollare tutto? Ha senso instaurare una relazione amorosa con una persona se spesso la nostra mente cade preda dei piaceri della carne?

Questi sono i dubbi che solleva l’autore in Buonanotte, Punpun. Al tempo della stesura del manga Asano era ancora celibe, chissà se dopo aver trovato l’amore ed essersi sposato, sia riuscito finalmente a trovare le risposte ai succitati quesiti esistenziali.

Deus in absentia … opus Dei.

Data la complessità di Buonanotte, Punpun, non poteva di certo mancare all’appello la tematica della religione, il rapporto con il divino. Analizzando il modo nel quale Asano tratta e traspone la sua visione nel manga, emerge in maniera lampante l’ateismo dell’autore. Di certo non una novità, anche in Nijigahara Holograph viene fatto passare il medesimo messaggio, ma essendo quest’ultima opera molto breve ed estremamente criptica, Asano non era riuscito ad argomentarla a dovere.

In Buonanotte, Punpun la fede non viene considerata dal lato divino o trascendente insito in tutte le religioni, bensì come la necessità degli esseri umani di credere in qualcosa, o in qualcuno. Un bisogno vitale per chi possiede un carattere debole, per chi attraversa un momento difficile, per sociopatici o folli completi. Non è fortuita l’assenza di personaggi effettivamente devoti a una religione “canonica”.

Asano, attraverso il personaggio di Pegaso, mette nero su bianco il suo pensiero sulla concezione di Dio:

…Dio non esiste come una singola entità, ma in diverse forme nel cuore di ogni persona.

Pegaso (cap. 90)

Grazie a questa singola frase, possono essere spiegate tutte quelle entità, più o meno astratte, che compaiono nel manga. Partendo dal protagonista farò una panoramica di tutte queste raffigurazioni del divino:

  • Punpun – Il protagonista impara sin da piccolo a rifugiarsi in Dio ogni volta che si trova in difficoltà. Grazie alla formula magica insegnatagli da zio Yuuichi: “Mio Dio, mio Dio, trilla, gira, oplà!”. L’intento dell’autore è mostrare come credere nell’esistenza di un essere divino sia più semplice in giovane età, per poi mutare in un’abitudine che una persona trascina con sé nel corso degli anni. Ma cosa rappresenta per Punpun il suo Dio? La sua coscienza. Ogni qual volta il protagonista si sente in colpa per aver commesso qualche cosa di sbagliato, Dio compare per magia. L’unico scopo di ogni sua apparizione è quello di demoralizzare Punpun, di farlo sentire l’essere più spregevole del mondo. Soltanto nel finale il protagonista riesce a liberarsi dal suo Dio. I sensi di colpa che ha Punpun sono per la maggior parte legati ad Aiko, e quando quest’ultima si toglie la vita, con lei scompaiono anche tutti i sensi di colpa del protagonista, e di conseguenza anche tutta l’influenza che Dio ha su di lui. È questo che porta Punpun ad uccidere la sua divinità, o meglio, la sua coscienza, nella magnifica scena nella quale si pugnala un occhio (immagine del paragrafo). Punpun riesce a farlo perché pensa di non avere più una raison d’etre. O almeno così crede.


  • Yuuichi – Per rafforzare il significato del personalissimo Dio di Punpun, l’autore decide di far crollare anche un baluardo di razionalità come zio Yuuichi. Difatti sono innumerevoli le volte che dichiara di non credere in nessuna religione, o di come tratta malamente chi invece crede in un Dio, come ad esempio Mitsuko, la madre di Aiko. Ciò nonostante anche Yuuichi, quando decide di togliersi la vita sedendosi sui binari nei pressi di un passaggio a livello (cap. 39), realizza come il suo Dio fosse il suo senso di colpa, e gli appare con una forma molto simile a quello di suo nipote. Anche Yuuichi, raggiunto il punto più basso della sua esistenza, vive temendo e crogiolandosi nel senso di colpa che prova, la sua coscienza è ascesa a divinità.


  • La setta di Cosmo-san – Il caso limite di qualsivoglia religione. Asano è abbastanza drastico nel suo pensiero, per l’autore ogni forma di culto religioso è da considerare al pari di una setta. Asano considera folle credere in una qualsivoglia religione, pertanto esprime il suo pensiero estremizzando il concetto. È questo il motivo per cui nel manga non sono presenti personaggi devoti al buddismo, allo shintoismo, o perché no al cristianesimo. A partire dalla madre di Aiko, Mitsuko, ogni seguace della suddetta setta viene mostrato come una persona uscita di senno. Basti pensare a Pegaso, anche la sua orchestra alla fin fine è una sorta di setta. In poche parole, la religione per Asano è pura follia.


  • Seki e Shimizu – Ciò che unisce questi due personaggi non è la loro invidiabile amicizia, bensì il disagio esistenziale che condividono. Per quanto possano sembrare uno agli antipodi dell’altro, Seki e Shimizu sono in realtà molto più simili di quanto possa apparire. Segnati e tormentati dal loro passato, Seki e Shimizu si chiudono in loro stessi, sviluppando però un meccanismo di autodifesa completamente differente l’uno dall’altro.
    Seki a causa del padre si ritrova in una famiglia disastrata e con problemi economici, questa situazione lo porta a crescere e maturare velocemente. A causa di ciò, Seki mette tra sé e la realtà un muro di disillusione e diffidenza. Diventa apatico, annoiato dalla vita e dalle persone, non crede in niente e in nessuno, non prova piacere in nessuna cosa. Neanche avere un lavoro, o una fidanzata, provoca in lui alcuna soddisfazione. Questa condizione esistenziale pian piano si trasforma però in una spirale mortale, Seki ha bisogno di credere in qualcosa, in qualcuno, per poter invertire il processo. Scavando a fondo nella sua anima, comprende finalmente che è lui ad aver bisogno di Shimizu, e non il contrario. Anche la persona più realista del mondo ha la necessità di una sua divinità personale.
    Shimizu, a differenza del suo amico, ha una famiglia amorevole, tuttavia la precoce scomparsa della madre, a causa di un incidente stradale, macchia indelebilmente il suo animo. Spaventato dalla tristezza del mondo, Shimizu si rifugia in una dimensione parallela, dove sua madre ancora è viva, e lo saluta tutte le mattine prima di andare a scuola. Inoltre ha una divinità con la quale è costantemente in contatto, il dio cacca. Una figura immaginaria che lo incoraggia e convince di esser in grado di fare qualsiasi cosa lui voglia, anche lanciare una kamehameha. Quando Seki smette di credere in lui, Shimizu entra a far parte del gruppo di Pegaso, esclusivamente perché quest’ultimo crede in lui. Come una divinità, se non ha adepti è destinato a svanire, esattamente quello che accade nel finale, Shimizu si perde nella sua dimensione, distaccandosi completamente dalla realtà, come mostrato dalla meravigliosa tavola presente nel capitolo 142.
    Questi due personaggi rappresentano quindi il rapporto simbiotico tra divinità e credente, entrambi hanno bisogno l’una dell’altro per poter esistere. Tuttavia, non è l’unico messaggio insito in questi due personaggi. Ad un’analisi più attenta è facile giungere anche al loro significato più intimo. L’elemento che mi ha illuminato la mente è stato il fuoco. Seki dopo l’incendio avvenuto alla fabbrica di miso, sviluppa la pirofobia. Questa paura è molto simile a quella di Punpun per l’aver tradito la promessa fatta ad Aiko. Entrambe avvengono al tempo delle elementari ed hanno ripercussioni per l’intera esistenza dei due personaggi. Inoltre Seki è legato a Shimizu, una persona che vive nella sua dimensione del passato, esattamente come Punpun è legato ad Aiko, anch’essa personificazione del passato. Le similitudini paiono abbastanza ovvie. Asano ha voluto scrivere una storia parallela a quella di Punpun che raccontasse, in termini diversi e con una prospettiva differente, il suo dolore esistenziale. Non a caso anche il finale di Seki e Shimizu è praticamente identico a quello di Punpun e Aiko. Shimizu non si suicida, ma scompare nella sua mente alienandosi totalmente dalla realtà, l’equivalente di una morte celebrale. Seki, comprendendo se stesso, supera la sua paura, ma il prezzo che paga è caro: perde per sempre il suo amico. Anche se è sempre al suo fianco, Shimizu è assente mentalmente, rifugiato nel suo mondo; esattamente come accade a Punpun, anche se muore, Aiko è sempre lì con lui.

A proposito di similitudini. Nel capitolo 134, Wada lascia un registratore con un messaggio diretto proprio a Seki. In esso, la spalla di Pegaso, riassume in una frase il motivo del suo gesto, e la forte similarità che accomuna la sua esistenza a quella di Seki : “Entrambi abbiamo degli amici problematici”. Ma se la storia di Wada somiglia a quella di Seki, allora per la proprietà transitiva…

Pegaso : il predicatore generato dal sisma.

Nonostante Toshiki Hoshikawa rivesta un ruolo secondario in Buonanotte, Punpun (un personaggio che non interagisce praticamente mai con il protagonista non può essere definito altrimenti), tuttavia la sua importanza all’interno dell’opera risulta tale da dover dedicare un paragrafo appositamente per lui.

Ciò che di Toshiki salta subito all’occhio è la sua esasperata eccentricità. Pegaso, come viene soprannominato, è un personaggio talmente fuori dalle righe, da sembrare un corpo estraneo all’intera opera. A differenza di tutti gli altri personaggi, la presenza di Toshiki nel manga non sembra avere alcun senso logico, se non quello di essere una macchietta.

Pegaso parla di macchie solari, di fine del mondo, di meteoriti, degli Annali dell’Akasha, di viaggi astrali, di frequenze e della teoria delle stringhe. Ha per motto “Good Vibrations!”, e forma un’orchestra magica per suonare la melodia perfetta che salverà l’umanità dall’estinzione. Restando in tema, è proprio il suo personaggio a creare una “dissonanza” all’interno di un’opera prettamente realistica.

Pegaso sembra infatti rappresentare l’antonimia professionale dell’autore. Mi spiego meglio. Asano non aveva mai scritto uno shonen manga, anzi, si può affermare che non aveva praticamente mai inserito elementi shonen nei suoi precedenti lavori fino a quel momento. Probabilmente perché li reputa lontani dal suo mondo, o perché non si sente portato a creare storie di quel genere. La verità la conosce soltanto lui, ma l’assenza di shonen manga nel suo repertorio resta un dato di fatto, almeno fino all’avvento di Pegaso. Quest’ultimo vuole “salvare il mondo”, con l’aiuto di un gruppo di “guerrieri magici” pronti a combattere il “male assoluto”. A conti fatti, la trama base di un qualsivoglia shonen manga. Se non bastasse, ne troviamo conferma nella più volte citata intervista:

…l’orchestra di Pegaso è in realtà un omaggio al manga shonen. Sono abbastanza sicuro che nessuno l’abbia capito affatto leggendo il manga, ma Pegaso stava riunendo una squadra che doveva davvero combattere contro il male.

Se non fosse stato per Pegaso e compagnia, una meteora o qualcos’altro si sarebbe schiantato sulla Terra e avrebbe portato l’umanità all’estinzione, proprio come volevano Punpun e Aiko. L’orchestra di Pegaso ha salvato la Terra a costo della vita, ma nessuno lo sa. Questo era il concetto.

Inio Asano

I lettori più attenti si saranno accorti di come nell’indice del dodicesimo tankobon, la parte dedicata ai personaggi è realizzata proprio in chiave shonen, tant’è che la prima volta che la vidi esclamai: “Cos’è!? Sembra un volume di Naruto!”.

Come ogni cosa presente nei lavori di Asano, anche la scelta di scrivere un personaggio come Pegaso in chiave shonen non è messa lì fortuitamente. Qual è quindi la motivazione che ha spinto l’autore a rappresentare un personaggio così lontano dalla sua visione in quella che è senza alcun dubbio la sua opera maggiore?

Il manga dell’assurdo.

In realtà Toshiki non è poi un personaggio così estraneo all’ego di Asano. Esattamente come per gli altri protagonisti di Buonanotte,Punpun, anche Pegaso è un aspetto della personalità dell’autore, tuttavia questo personaggio è ancora più difficile da mettere a fuoco rispetto agli altri. Per questo ho deciso di assemblare tutti i frammenti della succitata intervista che lo riguardano direttamente, in modo da contestualizzare nella maniera più corretta questo eccentrico quanto stupendo personaggio.

Partiamo dal quesito principe: qual è stata la molla che ha fatto scattare nella testa dell’autore la necessità di inserire il personaggio di Pegaso all’interno del manga?

… volevo usare Pegaso come portavoce per quel genere di cose che non potevo far dire a Punpun, perché Punpun era già definito come personaggio. Ad esempio, nella sua trasmissione elettorale governativa di Tokyo, Pegaso insiste su come il mondo abbia completato il suo ciclo evolutivo, ed è stato proprio dopo il terremoto del Tohoku che stavo scrivendo quella parte del manga.

C’era stato questo disastro e molte persone si lamentavano dell’accaduto, non capivo perché lo facessero e pensavo: “È così che va il mondo!”.

Inio Asano

La risposta al mio precedente quesito è: il terremoto del Tohoku. Questo evento ha originato in Asano la necessità di dover esprimere le proprie opinioni su quanto stava accadendo in Giappone.

Un’altra informazione di grande rilevanza sta nella scelta (auto-imposta) dell’autore a dover creare un personaggio per esprimere il suo pensiero riguardo al terremoto. Vien spontaneo chiedersi il perché di questa sua scelta.

Inoltre è da notare come l’ultima parte del segmento di intervista (qui sopra riportato) faccia tornare in mente Solanin. Quell’impellente bisogno di Asano di urlare il suo disprezzo contro tutte quelle persone che vivono spensieratamente la propria vita grazie al mantra del “oh, va beh”. La conferma di quanto appena scritto ce la dona il diretto interessato:

…ho scoperto che il terremoto ha esposto la moralità che normalmente le persone tengono nascosta. All’epoca non usavo Twitter, quindi non avevo strumenti per esprimermi pubblicamente, ma seguivo quello che tutti facevano e dicevano, ed è stato davvero brutto guardare l’ipocrisia delle persone che si attaccavano a vicenda per dimostrare la propria superiore moralità.

Immagino di essere stato io a sfogarmi, ma per poter continuare a scrivere Buonanotte,Punpun, Pegaso è stato un personaggio terribilmente importante.

Inio Asano

Sì, è esattamente quell’odio verso le contraddizioni della società, sentimento che ha portato Asano a scrivere tutte le sue opere fino a quel momento. Tuttavia, come ho spiegato più volte nel corso di questo articolo, Buonanotte,Punpun è un manga di crescita, dove l’autore cerca di processare il suo io passato, di superare quella parte di sé che ha scritto Solanin, quella parte di sé che era in guerra con il mondo intero.

Pegaso è un figlio perfetto della pedanteria che caratterizzava i manga precedenti di Asano. Lamentarsi in televisione, a reti unificate, mentre si concorre alla carica di governatore di Tokyo penso sia l’espressione massima ed estremizzata della pedanteria. Se l’autore avesse fatto traspirare in Punpun questa parte negativa del suo ego, avrebbe compromesso l’intero senso dell’opera. Anche perché Asano ha creato la storia parallela di Pegaso per lo stesso identico motivo che lo ha portato a creare il personaggio di Aiko, ovvero separare un lato negativo del suo Io in modo da poterlo processare e quindi eliminare.

Proprio questa contrapposizione tra Aiko e Toshiki viene magistralmente esposta da Asano nell’unica scena dell’intero manga nella quale Punpun e Pegaso interagiscono (cap. 98). In questa scena Toshiki propone al protagonista di entrare a far parte della sua orchestra, in quanto riscontra in lui una grandissima affinità. Lo credo bene, sono la stessa persona. Ciò nonostante, Punpun rifiuta l’invito di Pegaso dicendo: “è impossibile”. Il protagonista non può aiutarlo nella sua missione, non è ancora pronto a salvare il (suo) mondo perché, come afferma lo stesso Pegaso, è ancora vittima della macchia solare che porta il nome di Aiko. Prima di potersi salvare Punpun deve liberarsi dalla sua morsa.

Non bisogna inoltre dimenticare come Pegaso ha rappresentato per l’autore una valvola di sfogo che gli ha evitato di implodere durante il suo processo evolutivo come persona. Sì, perché ogni evoluzione avviene lentamente, Asano non poteva quindi trasformarsi in un battito di ciglia, e Pegaso lo ha aiutato nel suo percorso permettendogli di tanto in tanto di criticare (sempre con pedanteria) la superficialità delle persone comuni.

Nel caso in cui trovaste la mia esposizione poco intuitiva, vi lascio nuovamente alle parole di Asano:

Mi piace molto mettere i miei pensieri e le mie opinioni all’interno dei miei manga. Sino a Buonanotte,Punpun, tutti i miei lavori erano pieni zeppi di scene nelle quali stavo soltanto parlando di me stesso, o di dialoghi che avevano come unico scopo quello di mostrare quanto fossero giuste le mie opinioni.

La verità è che odio davvero quell’aspetto del mio scrivere, ero così disperato che le persone capissero il mio punto di vista, da innervosirmi a tal punto da iniziare comunque a predicare. Dopo il terremoto, tuttavia, non mi interessa più. Sono diventato in grado di accettare le opinioni degli altri come opinioni valide, ma ho anche smesso di aspettarmi qualcosa da loro – non mi importa più di condividere o meno le loro opinioni, tanto meno se loro condividono le mie. È un fardello in meno da portare e sopportare, anche se mi rendo conto che questo mi rende una persona piuttosto fredda.

Inio Asano

Questo percorso di accettazione verso le opinioni altrui viene metaforizzato dall’autore in quella che è la missione intrapresa da Pegaso: salvare l’umanità dalla fine del mondo, curiosamente raffigurata come una gigantesca bambola daruma. Porre un simbolo di buono auspicio come rappresentazione del male assoluto sembra alquanto bizzarro. In realtà si è rivelata una scelta geniale.

La bambola daruma (o una sua rappresentazione a stampa) è stata utilizzata da diversi sistemi di gestione del tempo (Time Management) per simboleggiare un obiettivo importante non ancora raggiunto. Quando viene intrapreso un nuovo progetto viene colorata una pupilla della bambola, e il simbolo della daruma diventa un reminder dell’obiettivo da raggiungere. Quando il progetto viene completato, viene disegnato il secondo occhio. (estratto da wikipedia.org)

L’obiettivo che deve raggiungere Asano è “la fine dell’era dell’individualismo”, come lo stesso Pegaso predica più volte, ovvero accettare il pensiero altrui come valido. La via scelta inizialmente da Toshiki, è quella di eliminare tutte le macchie solari, che possono essere tradotte come i dubbi delle persone, ancora meglio, come la superficialità delle persone. Esattamente quello che Asano predicava in Solanin. Pegaso, tuttavia, comprende la futilità della sua battaglia: è impossibile cambiare la mentalità di tutte le persone che ci circondano, neanche se si va a prenderle a martellate in testa a domicilio (letteralmente).

La follia di questa crociata viene descritta dall’autore in salsa shonen proprio per via della sua assurdità, come se sentisse l’imbarazzo nel raccontare seriamente il suo stato mentale del tempo. Asano sente la sua storia inverosimile, alla pari di quella di un manga shonen come Naruto, continuando a citare la stessa opera.

Questo lo porta a comprendere come l’unico modo possibile per salvare il (suo) mondo è sacrificare se stesso. Il suicidio di Pegaso rappresenta la volontà dell’autore di eliminare/cambiare un lato negativo della sua personalità. Non è una coincidenza che la morte di Aiko sopraggiunga esattamente in corrispondenza di quella di Pegaso. Anche in questo caso il suicidio deve essere interpretato come superamento/rassegnazione di una parte dell’ego dell’autore legata al passato.

Dopo la scomparsa di questi due personaggi, nella bambola daruma compaiono entrambi gli occhi. Asano ha completato il suo percorso, ha raggiunto il suo equilibrio psicosociale, come da sua stessa ammissione:

Finché vivo secondo i miei ideali, sono a posto, non ho bisogno che altre persone li condividano con me. È qualcosa che Punpun e io abbiamo in comune. Il monologo di Punpun alla fine è lo stesso in cui sono finito dopo aver riflettuto molto su diverse cose dopo il terremoto. Tutto ciò per dire che sì, direi che il terremoto ha avuto un grande impatto su di me.

Adesso l’unica discussione che intavolo con il mio editore è come scrivere il mio nuovo manga senza avere un tono predicatorio.

Inio Asano

Asano ha trovato il suo equilibrio interiore per vivere tranquillamente nella società. Una serenità che gli ha permesso di scrivere un manga “spensierato” e “inverosimile” come Dead Dead Demon’s Dededede Destruction.

-*Curiosità : È divertente vedere come sia Pegaso che Sachi Nanjo sono gli unici due personaggi che nel corso dell’opera tingono i propri capelli di biondo. Un tratto molto distintivo, simbolo di ribellione giovanile in Giappone. Lo stesso Asano era solito tingersi i capelli, una caratteristica della maschera di mangaka che aveva creato. L’autore vuole quindi evidenziare come Pegaso e Nanjo siano nati da quella parte della sua personalità, come il loro significato sia fortemente legato al suo ego artistico, di autore di manga.

Un seguito di folli.

Dopo aver esposto la natura di Pegaso, ovvero la personificazione della pedanteria di Asano, vado adesso ad illustrare cosa rappresentano i dodici “guerrieri magici” che formano il suo seguito.

Se Pegaso rappresenta l’atteggiamento pedantesco della personalità dell’autore, è facile desumere come i suoi discepoli siano la metafora del suo pubblico, o meglio, la percezione che Asano ha dei suoi lettori.

Prima di iniziare con la mia disamina, faccio una veloce panoramica dei vari componenti dell’Orchestra Pegaso. La stragrande maggioranza di loro viene presentata nel capitolo 71 del manga:

  1. Pao pao Channel (in inglese: Paopao Channel) è un uomo maturo, sicuramente oltre i trentanni, che ammette senza vergogna di essere un fissato di idol. Precisa inoltre di non essere uno stalker.
  2. Eco-bag (in inglese: Echo Back) è una professoressa associata alla facoltà di agricoltura di un’università di Tokyo. Anche lei ha sicuramente oltre trentanni. Le piace danzare, ma è palesemente impedita.
  3. Maiala Bianca (in inglese: White Pig) è una ragazza sulla ventina, lavora come commessa, è vestita da maid ed è convinta che le ragazze possano fare magie.
  4. È-una-seccatura-quando-si-rimane-con-una-pila-sola ( in inglese: Having-one-battery-left-is-troublesome) è un web designer e pubblica indie magazine come secondo lavoro, è intorno ai trentanni, ha la passione per gli OOPArt (reperti storici di dubbia datazione) e di giganti organismi misteriosi.
  5. Love Infinito (in inglese: Love Infinite) è un freeter, quindi anche lui intorno ai trentanni. Nonostante abbia l’aspetto di un nerd, se la cava con gli sport, sopratutto il nuoto.
  6. Hamburger del sedere (in inglese: Ass Hamburger) è una ventenne minuta ed estremamente timida. Il suo sogno è quello di diventare una doppiatrice, per questo sta frequentando una scuola specializzata per realizzarlo.
  7. Angelo Custode Gibobogigi (in inglese: Guardian Angel Gibobogigi) è una donna di mezza età, madre di due figli, con la passione per la ceramica. Praticamente identica ad una delle donne frustrate che importunavano Yuuichi quando insegnava alla scuola di ceramica, per l’appunto.
  8. Al Contrario (in inglese: Contrary) anche lui trentenne, ex membro di una gang di teppisti, ora è un onesto postino.
  9. Sweet pretty lonely heart, il fratellone pof pof (in inglese: Sweet pretty lonely heart, fluffybro), professore di matematica, ha tra i trenta e i quaranta anni, amico di Pegaso fin dall’università. Ovviamente si tratta di Wada Akinori, il braccio destro e cofondatore della Orchestra.
  10. Principessa Passerina (in inglese: Pussy Princess) frequenta la facoltà universitaria di economia. È depressa perché si è recentemente separata dal suo fidanzato.
  11. Chupet (in inglese: Freezie) è ovviamente Shimizu. Ho già discusso la natura di questo personaggio nel precedente paragrafo.
  12. Il settimanale Big Comic Spirits (in inglese: Weekly Big Comic Spirits) è un afroamericano, probabilmente anche lui intorno ai trentanni. Più che un essere umano sembra una sorta di entità effimera, uno yokai. Estremamente eccentrico, e in possesso di quelli che sembrerebbero super-poteri. Il nome affibbiatogli da Pegaso è l’unione dei nomi delle due riviste sulle quali è stato pubblicato Buonanotte, Punpun.

Cosa accomuna tutti questi individui? Innanzitutto l’età, tutti intorno ai trentanni, l’autore sa di scrivere un manga seinen, quindi immagina il suo pubblico composto solamente da gente matura. Inoltre sono tutti degli emarginati sociali. Sono degli inetti ai quali la società ha voltato le spalle. Trovandosi in uno stato psicologico fragile, sono facili prede dell’eloquenza di Pegaso, in quanto è l’unico che ripone in loro delle speranze, è l’unico che li fa sentire parte di qualcosa.

Asano pensa quindi che tutti i suoi lettori siano degli emarginati, esattamente come lui. Chi può trovare interessante uno scrittore che sputa sentenza a destra e a manca? Solamente chi non possiede una vita sociale soddisfacente. L’autore è altrettanto cosciente che il percorso di crescita individuale può e deve compierlo da solo, perché i suoi lettori non possono comprendere appieno il suo malessere, possono soltanto provare empatia davanti alcune scene o immedesimarsi nella depressione di qualche personaggio. È questo il messaggio dietro il ripensamento della maggior parte dei discepoli di Pegaso nel momento della verità, il suicidio di massa.

Asano sa che deve compiere quel passo, sa di dover abbandonare alle spalle il suo passato, è perfettamente cosciente di come le sue opere future non rispecchieranno più il suo solito stile di scrittura; e che questo porterà a un’inevitabile perdita di lettori (discepoli), ma deve farlo lo stesso se vuole salvar(si) la vita. Se la sua previsione si sia avverata o meno non si può sapere con certezza, probabilmente no, ma è sicuro invece come chi come me, e sicuramente altre persone, è rimasto sbalordito dopo aver letto i primi capitoli di Dead Dead Demon’s Dededede Destruction.

Tra questi dodici discepoli ci sono tuttavia dei casi particolari. Oltre a Shimizu, già discusso nei capitoli precedenti, ci sono altri due personaggi che meritano un piccolo approfondimento: Wada Akinori e Weekly Big Comic Spirits.

  • Cominciando da Weekly Big Comic Spirits, non è accidentale che egli sia il dodicesimo membro, nonché l’ultimo, ad unirsi all’Orchestra di Pegaso. Il nome, come ho già anticipato, è un chiaro omaggio alle due riviste che hanno permesso la serializzazione di Buonanotte,Punpun ovvero: Weekly Young Sunday e Big Comic Spirits. Questo personaggio è un’allegoria del rapporto che l’autore ha avuto con il mondo dell’editoria. A partire dal primo incontro/scontro fortuito avvenuto in tenera età (vedi l’incidente con Aiko nel capitolo 10), fino ad arrivare a essere il tassello fondamentale per la realizzazione del suo sogno di diventare mangaka (esattamente come lo è stato per Pegaso per completare la sua Orchestra). L’esagerata eccentricità di questo personaggio, sia nell’aspetto che nei comportamenti, è la manifestazione della stima che Asano ha verso gli editori e i direttori delle succitate riviste, talmente folli e fuori di testa da pubblicare un manga scritto da un tizio che predica i suoi pensieri come fossero la realtà assoluta.
  • Wada Akinori è uno dei personaggi più interessanti dell’intera opera. Wada non solo è il braccio destro di Pegaso, ma sembra addirittura essere la mente dietro tutto. Questo perché è l’unico che ha veramente compreso la missione di Pegaso. Wada è probabilmente ispirato da qualcuno molto vicino ad Asano: un amico, un parente, una compagna; insomma una persona molto intima che lo ha supportato moralmente durante il periodo più buio della sua vita, qualcuno che lo ha spronato quotidianamente nella scelta di rivoluzionare il suo mondo. C’è un’altra possibile interpretazione per il personaggio di Wada, molto più filosofica e completamente slegata dalla realtà. Nel messaggio registrato che lascia a Seki, Wada si definisce: “un uomo dominato dall’assoluto, ma il cuore degli uomini è tutto fuorché assoluto”. Una definizione calzante anche lo stato mentale di Asano di quel periodo. La visione nichilistica di Wada viene però intaccata dall’incontro fortuito con Pegaso. Affascinato dalla sua eccentricità decide di rivoluzionare la sua prospettiva sul mondo. Una scelta nietzschiana, superomistica, in una parola volontà di potenza. Una tematica già trattata dall’autore in Nijigahara Holograph. Wada come personificazione della volontà di Asano di rivoluzionare la sua esistenza.

Non a caso sono gli unici due componenti dell’orchestra che non hanno mai esitato, neppure per un momento, alla richiesta di togliersi la vita come ordinato dal loro guru.

Utsumanga : un epilogo punpuniano

Il reale epilogo di Buonanotte,Punpun è indubbiamente quel “Buonanotte…” interrotto da Sachi nelle ultime pagine del 143° capitolo. Gli ultimi quattro capitoli del manga possono essere considerati come la scena che in alcuni film viene dopo i titoli di coda, quella dove viene mostrato come vivranno i personaggi dopo la conclusione della storia. Ma andiamo ad analizzarli nel dettaglio.

Nel 144° capitolo troviamo Punpun, appena risvegliatosi, sul letto d’ospedale. Sachi è lì con lui, e comincia a parlargli un poco. Dal monologo della protagonista è possibile estrapolare due concetti fondamentali:

  • Se non riuscirai a comunicare bene i tuoi sentimenti alle persone, lo farò io al posto tuo” – L’Io mangaka che si offre come mezzo attraverso il quale esternare i sentimenti più reconditi e oscuri dell’animo dell’autore. Scrivere manga come valvola di sfogo, esattamente come Buonanotte, Punpun lo è stato per Asano.
  • Voglio disegnare un manga che venderà molte copie, in modo da uscire dall’inferno creato dalla mia autocoscienza“. – Asano ammette quindi che il suo disagio esistenziale era solamente nella sua testa, e che dopo averlo processato grazie a Buonanotte, Punpun è ora pronto per la sua nuova opera, un manga che vende molte copie, che raccolga la fetta più ampia di pubblico, un manga spensierato e divertente, in poche parole Dead Dead Demon’s Dededededestruction. L’autore ci anticipa quale sarà la direzione artistica che intraprenderà, e di conseguenza il suo prossimo lavoro.

Il 145° è probabilmente il capitolo più toccante dell’intera opera. È trascorso un anno dal capitolo precedente, o meglio, dalla scomparsa di Aiko, è il 7 luglio. Data che riporta alla leggenda di Hikoboshi e Orihime, difatti è il giorno nel quale è permesso loro di riabbracciarsi. Anche per Punpun vale lo stesso, ogni anno, il 7 di luglio, torna a pensare ad Aiko, e le racconta come ha vissuto l’anno appena trascorso, come se fosse viva. Un capitolo fortemente simbolico, dove Asano ci vuole mostrare la sua nostalgia per quella parte del suo passato che ha dolorosamente archiviato, ma che ogni tanto gli torna malinconicamente alla mente. In questo capitolo è ancora più evidente il significato del personaggio di Aiko, una bambina intrappolata in un corpo adulto. Punpun la ricorda mentre saltella felice e spensierata, mentre si nasconde dietro un cartello, o sulle giostre di un luna park; la ricorda come una bambina. L’intero capitolo rappresenta una confessione che Asano fa al sé stesso bambino che oramai non esiste più.

Un passo fondamentale di questo capitolo risiede nella parte di dialogo dove Punpun esprime la sua volontà di voler sparire dalla memoria di tutti, come una bolla di sapone, quando giungerà la sua ora. Da questo possiamo dedurre come Punpun, l’ego di Asano, sia rimasto intatto nel tempo : passivo e in balia degli eventi. La sua volontà infatti è destinata a non essere rispettata, in quanto Sachi sta scrivendo un manga sulla sua vita. Un’opera d’arte, che come tale, è destinata ad essere eterna. Punpun non scomparirà mai, rimarrà per sempre nella mente di chi ha letto, e di chi leggerà Buonanotte, Punpun.

Nei due capitoli conclusivi del manga c’è un cambio improvviso, quanto inaspettato, di protagonista. La narrazione si sposta infatti sul personaggio di Harumin, uno dei compagni di Punpun al tempo delle scuole elementari. Harumin rappresenta la “normalità”, ovvero una persona che è riuscita ad arrivare alla maturità senza troppi problemi, una persona che è riuscita razionalmente a mettersi dietro le spalle ogni tipo di problematica esistenziale. L’esatto opposto di Punpun. Asano vuole evidenziare il contrasto tra i differenti percorsi di vita che hanno portato questi due personaggi all’età adulta. Il fortuito incontro avvenuto alla fermata del bus mostra quanto Punpun e Harumin siano agli antipodi. Emblematico è il loro rapporto con il passato, Harumin ha vissuto gettandosi talmente tante cose alle spalle da non riuscire a ricordare nemmeno il nome del protagonista del manga. Al contrario, Punpun ha vissuto talmente tanto tempo ossessionato dal suo passato al punto da raccontare così dettagliatamente la sua infanzia a Sachi, che addirittura quest’ultima riesce a riconoscere Harumin nonostante non lo abbia mai visto prima, e nonostante i venti anni in più rispetto al ricordo che ne aveva Punpun. Una fulgida testimonianza di come Asano non considera affatto sé stesso una persona “normale”.

Questo vuol dire che Harumin sia felice, mentre Punpun sia un depresso? Assolutamente no. Harumin viene descritto come uno di quegli adulti che continuano a (soprav)vivere recitando il mantra : “Oh, va beh…”, contro i quali Asano si scagliò ferocemente nella sua opera precedente, Solanin. Tuttavia, in Buonanotte, Punpun l’opinione dell’autore è rinnovata, non prova più astio nei loro confronti, forse addirittura della stima. Dico questo perché Harumin ha una vita mediocremente normale. Ha problemi con il lavoro, ha una ragazza che non lo comprende, e a volte gli capita di voler uccidere qualcuno. Tutte problematiche che risolve dicendosi : “Oh, va beh…non posso farci nulla”. Asano probabilmente ancora reputa infelici queste persone, ma allo stesso tempo ammira come riescono a evitare problemi esistenziali recitando un semplice mantra. Purtroppo per lui, e per Punpun, non sarà mai così.

Nelle ultime pagine assistiamo ad un vero e proprio déjà vu. Harumin sta discutendo con una nuova alunna, Sasazuka Moe, appena trasferitasi nella sua scuola. Essendo un maestro apprensivo cerca di incoraggiarla prima di presentarla alla classe. Un bambino si innamora di lei a prima vista, un colpo di fulmine. Si ripete come un déjà vu la scena presente nel primo capitolo del manga, quando Aiko si presentò nella classe di Punpun. Una sorta di eterno ritorno nietzschiano. Con questa scena Asano vuole mostrare come di Punpun ce ne sono, e ce ne saranno, tanti al mondo. Le stesse problematiche che ha vissuto lui, sono state già vissute da altre persone, e in futuro verranno vissute da altre ancora. Un finale di buono auspicio, che mostra come lui abbia superato il suo malessere, così da incoraggiare i lettori che si riconoscono in Punpun o in altri personaggi a resistere e a combattere contro le contraddizioni della realtà. Emblematico di quanto appena illustrato è la scena presente nel capitolo 85. In questa Sachi confessa a Punpun la motivazione per la quale vuole disegnare manga: “Non voglio scrivere qualcosa che faccia fuggire i lettori dalla realtà, voglio scrivere un manga che aiuti loro a combatterla!”.

Nonostante ciò, Buonanotte,Punpun ha la reputazione di essere uno tra i manga più tristi e deprimenti di sempre. Nulla di più sbagliato. Questo manga infatti racconta il percorso interiore che ha portato Asano a superare il suo dolore esistenziale, a sconfiggere i suoi demoni, ad accettare il suo passato. L’autore finalmente realizza che quanto ha detto, fatto o scritto in passato è opera di una parte di sé che ora non esiste più (Aiko). La sua ragione di vita adesso è l’amore per la sua professione di mangaka (Sachi), che prima lo ha aiutato a combattere i suoi demoni (Buonanotte,Punpun), e che ora vuole utilizzare per alleggerire la vita a più persone possibili, alienandole per qualche ora dalla dura realtà della vita (Dead Dead Demon’s Dededededestruction), come fa la stragrande maggioranza dei suoi colleghi.

Nella succitata intervista, Asano mostra tutta la sua preoccupazione di veder travisato il senso di Buonanotte, Punpun:

Ciò di cui avevo paura prima di fare quella scena [dell’omicidio di Mitsuko] era che la gente avrebbe iniziato a definire Punpun un “manga deprimente” (utsumanga). È un termine piuttosto nuovo che le persone usano ora, e ho pensato che fosse piuttosto pericoloso avere persone che lo etichettassero così – odiavo davvero essere ammassato in quella categoria.

Inio Asano

Purtroppo, come ho già anticipato, si è avverato esattamente ciò che temeva Asano. All’autore gli è spettato lo stesso destino del protagonista del suo manga, vedere la propria volontà inesorabilmente schiacciata, perché Buonanotte,Punpun non è solamente considerato un utsumanga, ma viene considerato da molti come il manga deprimente per eccellenza.

La circostanza più curiosa riguarda il finale del manga, in quanto ha causato non poche critiche verso l’autore. Il pubblico si aspettava che l’opera si concludesse con la morte del protagonista, semplicemente perché considerava Buonanotte,Punpun un utsumanga, non chiedendosi invece il motivo che ha spinto l’autore a scegliere questo finale. Asano si è espresso con queste parole a riguardo:

[la morte di Punpun] sarebbe stato un finale troppo “facile” per concludere la storia. Sarebbe stato tutto troppo banale. Vivere è più difficile che morire, quindi ho pensato che questo fosse il finale più doloroso e peggiore possibile per Punpun, ed è per questo che alla fine ho scelto di concludere il manga in questo modo.

Inio Asano

Questa dichiarazione rientra nelle mezze verità tipiche dell’autore. Interpretandola attraverso quanto scritto finora in questo articolo, è semplice intuire come Asano stia parlando di se stesso. Il suicidio è la scelta “facile”, annullare tutto il dolore esistenziale in un attimo, una scelta da codardi. Qual è quindi la soluzione a una vita di sola angoscia?

Asano sa che la sua è una battaglia donchisciottesca, non esiste alcun nemico, tutto è frutto della sua psiche. Ciò che deve fare è rassegnarsi e mettersi l’anima in pace. Questo è il significato del finale del manga. Punpun accetta e impara a convivere con le sue turbe mentali, trovando non la felicità, ma un equilibrio che gli permette di continuare a vivere senza sprofondare quotidianamente nelle tenebre del suo ego.

Una curiosità per concludere. Nemmeno con i colori delle copertine degli ultimi due tankobon, l’autore è riuscito a evitare l’etichetta di utsumanga. Il dodicesimo volume è colorato di nero, a rappresentare simbolicamente il punto più oscuro raggiunto da Punpun; mentre il tredicesimo è di un bianco limpido, ad evidenziare come il protagonista sia riuscito ad uscire dall’oblio, e come finalmente abbia raggiunto un equilibrio che gli permette di continuare a vivere. Ciò non significa che Buonanotte,Punpun sia un manga gioioso o felice, vuol dire semplicemente che Asano ha raggiunto una stabilità emotiva.

In Conclusione

Buonanotte,Punpun è senza alcun dubbio l’opera più completa di Inio Asano, non perché scritta meglio, o perché abbia una trama o dei personaggi migliori rispetto ai suoi manga precedenti, ma semplicemente perché rappresenta la conclusione, la risoluzione, del malessere esistenziale dell’autore; quello stesso dolore che aveva generato tutte le sue previe opere.

È possibile infatti considerare Buonanotte,Punpun come il manga definitivo di Asano, almeno fino ad oggi. Un calderone che contiene l’essenza fondamentale di ogni suo lavoro passato. Da What a wonderful world! estrapola l’elemento corale, difatti in Buonanotte,Punpun il punto di vista della narrazione cambia di frequente, basti pensare agli interi capitoli dedicati a Seki, Pegaso, Yuuichi, Mamma Onodera, etc. Da Nijigahara Holograph riprende invece l’aspetto criptico e mistico, ragionevolmente affievolito in modo da non celare oltremisura il messaggio dell’opera. Inoltre riprende da questo manga anche la tematica sulla percezione di Dio, enormemente approfondita in Buonanotte, Punpun. Per quanto riguarda Solanin, non penso debba citarlo ulteriormente, basta affermare che è stata la miccia che ha acceso il processo creativo di Buonanotte,Punpun. Non a caso dopo il completamento di quest’ultima opera, Asano ha deciso di scrivere un nuovo epilogo per Solanin, a distanza di dieci anni dalla sua pubblicazione.

Buonanotte, Punpun rappresenta il punto d’arrivo nel percorso di maturazione di Asano, chiudendo quindi non solo un capitolo della sua esistenza, ma anche della sua professione di mangaka. Questo non vuol dire che non scriverà più opere introspettive, ma che cercherà di focalizzare la sua arte nell’intrattenere il suo pubblico con un qualcosa di più spensierato e leggero. Ma non bisogna mai dimenticare che ogni 7 di luglio torna a trovarlo Aiko.

6 thoughts on “[Analisi] Oyasumi, Punpun – Buonanotte, Punpun

  1. Bellissimo articolo, per un bellissimo manga. Concordo col fatto che sia il più completo, anzi, ritengo non ci siano dubbi. E’ sicuramente l’opera di Asano più importante in quanto “opera di Asano”, seppur continui a ritenere altri suoi manga precedenti molto meglio scritti, e in generale “migliori” (dipende da cosa si pensa sia “migliore”, per me è l’opera equilibrata e funzionale in ogni aspetto. Solanin sicuramente è tra questi, per quanto Asano lo odi… penso debba ringraziare anche gli editor per quel risultato, lol)

    1. Grazie Marco per aver commentato.

      Considero Oyasumi, Punpun l’opus magnum di Asano semplicemente perché con esso l’autore tira le somme di quanto scritto fino a quel momento, chiudendo di fatto il primo periodo della sua carriera. Cerco sempre di valutare gli autori nella totalità del loro operato, e in casi particolari (che non sono poi così rari) macro periodi delle loro produzioni. Quindi non mi troverai mai a sindacare su quale opera di un autore sia la migliore o meno. Poi ogni persona può pensarla come meglio crede, ci mancherebbe.

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